Operazione “Furio Camillo”: tentata estorsione a imprenditore vibonese, un’assoluzione

La Corte d’Appello ha rigettato l’appello della Dda di Catanzaro nell’inchiesta antimafia scattata nel 2014

La Corte d’Appello ha rigettato l’appello della Dda di Catanzaro nell’inchiesta antimafia scattata nel 2014

Informazione pubblicitaria

La Corte d’Appello di Catanzaro ha confermato l’assoluzione di Giuseppe Ferraro, 36 anni, di Nicotera, dall’accusa di tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso ai danni di altro imprenditore edile del Vibonese. I giudici di secondo grado hanno quindi rigettato l’appello della Dda di Catanzaro avverso l’assoluzione decretata il 9 settembre 2015 dal Tribunale collegiale di Vibo Valentia.

Per Giuseppe Ferraro, arrestato nel gennaio 2014 a Vercelli dopo un periodo di latitanza, il pm della Dda di Catanzaro, Camillo Falvo, in primo grado aveva chiesto la condanna a 5 anni e 6 mesi di reclusione, più 3.500 euro di multa. Ferraro, difeso dall’avvocato Francesco Sabatino, era accusato nell’ambito dell’operazione antimafia dei carabinieri denominata “Furio Camillo”, di aver chiesto 50 mila euro a titolo di tangente ad un imprenditore edile, Alberto Giofrè, rappresentando alla vittima la necessità di abbandonare la Calabria qualora non avesse pagato. Per la stessa vicenda, al termine del giudizio con rito abbreviato, sono già stati condannati in primo grado Antonio Campisi e Nicola Drommi, altri due giovani di Nicotera, ritenuti vicini al clan Mancuso.