“Uniti per la truffa”: rinvio di oltre 7 mesi a Vibo per l’udienza dal gup

Un’omessa notifica fa slittare il procedimento nei confronti di 18 indagati per i quali la Procura ha chiesto il rinvio a giudizio

Un’omessa notifica fa slittare il procedimento nei confronti di 18 indagati per i quali la Procura ha chiesto il rinvio a giudizio

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Un’omessa notifica del decreto con la richiesta di rinvio a giudizio e la fissazione dell’udienza preliminare ha fatto slittare oggi di oltre 7 mesi il procedimento a carico di 18 indagati dell’inchiesta della Procura di Vibo Valentia denominata “Uniti per la truffa”. Si ritornerà quindi in sede di udienza preliminare dinanzi al gup, Gabriella Lupoli, il 19 settembre prossimo per vagliare la richiesta della pubblica accusa di rinviare a giudizio alcuni ex amministrazione comunale di Nardodipace (poi sciolta per infiltrazioni mafiose) in relazione alla contestazione per il reato di associazione a delinquere finalizzata alla commissione di una pluralità di truffe ai danni della Regione Calabria e della Comunità europea per il conseguimento di erogazioni pubbliche.

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In particolare, la richiesta di rinvio a giudizio è stata avanzata dalla Procura per: l’ex sindaco di Nardodipace Romano Loielo (in foto), l’ex vicesindaco Romolo Tassone, Fabio Rullo, Mario Carrera (fra i presunti beneficiari di contributi finanziari della Regione), l’ex assessore comunale Maurizio Maiolo, Marinella Iacopetta (moglie dell’allora assessore Maiolo), Graziella Tassone, Sonia Cavallaro, Immacolata Aloi, Claudia Ienco (che sarebbe stata fittiziamente assunta – secondo l’accusa – nella società ritenuta dagli inquirenti “fantasma” e denominata “Allarese calcio” il cui titolare è Romolo Tassone), Lucia Primerano, Marisa Maiolo, Rita Fazio, Valeria Demasi, Grazia Silipo, Sandro Randò, Alberto Franzè (già vicesindaco nella seconda giunta Loielo) e Antonio Franzè (ex consigliere comunale di maggioranza).

Le accuse. Secondo l’accusa, il sindaco Romano Loielo sarebbe riuscito ad ottenere finanziamenti pubblici per aiuti alle imprese attraverso la concessione di borse lavoro ed incentivi occupazionali sotto forma di integrazione salariale e formazione continua. Tutti progetti finanziati attraverso il Por Calabria Fse 2007/2013. Loielo avrebbe girato i finanziamenti ad associazioni a lui vicine tra cui un’associazione di volontariato nella cui sede vi erano, ad avviso degli inquirenti,  uno studio dentistico abusivo ed un pub mai aperto.

Si tratta dell’associazione “Protezione civile Dolmen”, dell’associazione sportiva ”Allarese”, dell’associazione “Acli S. Todaro” e del pub “Ascot”. Tali soggetti giuridici sarebbero stati utilizzati dal presunto gruppo capeggiato dall’allora sindaco di Nardodipace, Romano Loielo, per ottenere le erogazioni agevolate. Le linee di intervento del Por 2007/2013 sulle quali sarebbero state riscontrate le incongruenze sono 3: sostegno al reddito sotto forma di erogazione di borse lavoro, aiuti per le assunzioni, formazione continua. Complessivamente le istanze presentate ammontano a circa 100 mila euro: 24 mila euro suddivisi in tre borse lavoro da 8 mila euro ciascuna, 72 mila euro come integrazioni salariali, 7mila euro per la formazione continua e 1600 per la formazione in aula. Il tutto utilizzando sedi di associazioni che in realtà, secondo la Procura, sarebbero state abitazioni private e dove non sarebbe mai avvenuta alcuna attività di formazione.

Si tornerà quindi in aula dal gup il 19 settembre.