‘Ndrangheta: “Romanzo criminale”, resta in carcere Bruno Patania

Il 44enne di Stefanaconi è stato condannato in appello per associazione mafiosa dopo l’assoluzione in primo grado
Il 44enne di Stefanaconi è stato condannato in appello per associazione mafiosa dopo l’assoluzione in primo grado
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Bruno Patania di Stefanaconi

Resta in carcere Bruno Patania, 44 anni, di Stefanaconi, condannato in appello a 9 anni di reclusione per associazione mafiosa in riforma della sentenza assolutoria emessa il 12 marzo 2017 dal Tribunale collegiale di Vibo Valentia presieduto dal giudice Lucia Monaco. E’ quanto deciso dalla prima sezione penale della Cassazione che ha così confermato la decisione presa dal Tribunale del Riesame di Catanzaro il 4 giugno scorso. Dopo il verdetto di colpevolezza della Corte d’Appello di Catanzaro dell’1 marzo scorso, era arrivato il provvedimento di carcerazione eseguito a maggio dai carabinieri del comando provinciale di Vibo Valentia. Bruno Patania è rimasto coinvolto nell’operazione antimafia denominata “Romanzo criminale” portata a termine dalla Dda di Catanzaro.

Per la Cassazione, la Corte d’appello ha adeguatamente spiegato le ragioni alla base della nuova ordinanza di custodia cautelare in carcere, facendo chiaro riferimento alla pericolosità del sodalizio mafioso dei Patania di Stefanaconi, di cui Bruno Patania  è stato ritenuto partecipe nel giudizio di secondo grado, e la sua operatività per un lungo periodo di tempo, anche attraverso la consumazione di gravi fatti di sangue nel corso di una guerra di mafia: da un lato combattuta contro la consorteria dei Bartolotta-Calafati di Stefanaconi, dall’altro lato contro il clan dei Piscopisani.
Trova dunque applicazione il principio espresso dalla giurisprudenza di legittimità in base al quale la pronuncia di una sentenza di condanna costituisce un fatto nuovo legittimante, di per sé stesso, l’emissione di una misura coercitiva personale.

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