Confisca da due milioni di euro annullata ad un vibonese

La Cassazione rispedisce gli atti alla Corte d’Appello anche per la sorveglianza speciale. Nel mirino un imprenditore di San Costantino Calabro residente in Brianza
La Cassazione rispedisce gli atti alla Corte d’Appello anche per la sorveglianza speciale. Nel mirino un imprenditore di San Costantino Calabro residente in Brianza
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Nuovo annullamento con rinvio ad opera della Cassazione nei confronti di Filippo Valente, 53 anni, di San Costantino Calabro, residente a Sovico, in Brianza, destinatario della misura di prevenzione personale della sorveglianza speciale per due anni, con obbligo di residenza e versamento di cauzione. Annullata con rinvio anche la misura di prevenzione reale della confisca dei numerosi beni, mobili ed immobili, alcuni dei quali intestati o cointestati alla moglie Rosalia Mazzola, 52 anni, anche lei originaria di San Costantino Calabro.

Per la seconda sezione penale della Suprema Corte, nel caso di specie occorre prendere le mosse dal principio di diritto affermato dalle Sezioni unite della Corte di Cassazione in forza del quale il concetto di “appartenenza” ad una associazione mafiosa, rilevante per l’applicazione delle misure di prevenzione, comprende la condotta che, sebbene non riconducibile alla “partecipazione”, si sostanzia in un’azione, anche isolata, funzionale agli scopi associativi, con esclusione delle situazioni di mera contiguità o di vicinanza al gruppo criminale.

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La Corte di Cassazione

Per la Cassazione, quindi, la Corte d’Appello di Milano “non ha fatto buon governo del principio di diritto richiamato in quanto il giudizio di pericolosità qualificata di Filippo Valente è stato ancorato alla frequentazione dello stesso con pregiudicati e mafiosi non risultata assidua e significativa”. I giudici ricordano infatti che sono stati “indicati solamente tre controlli: uno in data 12 settembre 2010, uno in data 25 novembre 2011 ed uno il 19 luglio 2013, con la precisazione che solo in occasione del secondo incontro il proposto è stato incontrato con soggetto denunziato per associazione mafiosa”. Per la Cassazione, inoltre, “non va sottaciuto che nello stesso provvedimento impugnato si fa espresso riferimento ad una mera “contiguità mafiosa” di Filippo Valente apparendo la motivazione, sul punto, totalmente carente ed in contrasto con i principi di diritto sopra menzionati”.

Sempre la Cassazione ricorda poi l’autonomia dei due giudizi, quello penale, da quello di prevenzione, potendo anche una sentenza assolutoria essere utilizzata in un giudizio per l’irrogazione di una misura di prevenzione in ordine alla pericolosità sociale. Nel caso di specie, però, Filippo Valente è stato assolto con formula ampia dall’accusa di associazione a delinquere finalizzata al narcotraffico e nel ritenere comunque la Corte d’Appello di Milano nel giudizio di prevenzione come “provata la contiguità ad ambienti dediti allo spaccio, ha ancorato la propria decisione ad argomentazioni totalmente lacunose facendo richiamo a delle intercettazioni non meglio indicate e di cui si ignora il contenuto”.

Il patrimonio oggetto di confisca – e per il quale sarà ora necessario un nuovo esame da parte della Corte d’Appello di Milano – ha un valore di due milioni di euro. Titolare di un ristorante ben avviato a Lissone (Monza e Brianza), lungo la Valassina, Filippo Valente è accusato dalla Dia di Milano di essere vicino ai clan Piromalli di Gioia Tauro e Bellocco di Rosarno. Oltre al ristorante, la confisca interessa sei immobili, tra appartamenti e garage, sparsi in Brianza, per poco meno di due milioni di euro, 150 mila euro in polizze e sette quadri d’autore del valore complessivo di 100 mila euro. Il padre ed un fratello di Filippo Valente sono stati uccisi a 15 anni di distanza l’uno dall’altro in due agguati.