Omicidio del procuratore Bruno Caccia, accusato ex terrorista vibonese (VIDEO)

Dissociatosi dalla lotta armata nell’87 ma considerato uomo di ‘ndrangheta, Francesco D’Onofrio, 62 anni originario di Mileto, è stato indicato da un pentito quale esecutore materiale del delitto. L'avvocato: «Stupito da quest'accusa»

Dissociatosi dalla lotta armata nell’87 ma considerato uomo di ‘ndrangheta, Francesco D’Onofrio, 62 anni originario di Mileto, è stato indicato da un pentito quale esecutore materiale del delitto. L'avvocato: «Stupito da quest'accusa»

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Francesco D'Onofrio (al centro)

Francesco D’Onofrio è un ex militante di Prima linea, formazione terroristica di estrema sinistra, dissociatosi dalla lotta armata nel 1987. Contestualmente però è uomo d’azione della ‘ndrangheta. Lui che, partito da Mileto, nel Vibonese, contribuì a radicare la “metastasi” in Piemonte.

Anche D’Onofrio, oggi 62enne a piede libero, avrebbe fatto parte del gruppo che, agli ordini del boss Domenico Belfiore, pianificò ed esegui l’omicidio del procuratore di Torino Bruno Caccia, consumato il 26 giugno del 1983. A tirare in ballo l’ex terrorista vibonese, già invischiato in diverse inchieste antimafia, è oggi un giovane pentito: Domenico Agresta, già detenuto senza soluzione di continuità da 9 anni.

Le sue dichiarazioni sono state acquisite al processo che vede imputato Rocco Schirripa, considerato uno degli esecutori materiali del delitto Caccia. Agresta avrebbe appreso del coinvolgimento dell’ex militante di Prima linea nel 2012, nel corso di una conversazione in carcere con il padre e un altro ‘ndranghetista.

Condannato in primo grado a Torino a 4 anni e 2 mesi per armi, D’Onofrio attende la Cassazione per la condanna rimediata in Appello a 9 anni nell’ambito del maxi-processo “Minotauro”, il più importante procedimento mai istruito contro le cosche calabresi in Piemonte ed è, al contempo, in attesa di giudizio nell’ambito di un altro processo per estorsione scaturito dalla maxi operazione denominata “Big bang”.

«Apprendere dai giornali – ha riferito all’Ansa l’avvocato di D’Onofrio, Lamacchia – l’esistenza di un procedimento a carico di D’Onofrio per un fatto così drammatico e pesante come il delitto Caccia, a 34 anni di distanza dal fatto, impedisce qualsiasi commento». Il legale ha inoltre afferma che il suo assistito non ha ricevuto alcuna comunicazione in proposito dalla Procura di Milano.