sabato,Maggio 8 2021

‘Ndrangheta, il pentito Arena e l’ira dei Battaglia: «Felice si impicchi in cella» – Video

Il nuovo collaboratore di giustizia di Vibo svela le ultime dinamiche criminali dopo l’omicidio a Piscopio del 28 settembre. Le confidenze dai Pardea ed il vuoto di potere dopo l’inchiesta “Rimpiazzo”

‘Ndrangheta, il pentito Arena e l’ira dei Battaglia: «Felice si impicchi in cella» – Video
Salvatore Battaglia

Svela particolari importanti anche sull’omicidio del ventunenne Salvatore Battaglia, il nuovo collaboratore di giustizia Bartolomeo Arena, 43 anni, di Vibo Valentia. Un fatto di sangue recentissimo – avvenuto nella notte fra il 27 ed il 28 settembre scorso – come ancora più recenti (8 novembre scorso) sono le dichiarazioni del nuovo pentito. Bartolomeo Arena si dimostra profondo conoscitore delle dinamiche criminali di Vibo e dintorni, avendole vissute in prima persona e da protagonista con la “dote” mafiosa del “trequartino”. Ai carabinieri spiega così che Michele Battaglia, zio di Salvatore Battaglia, “è un grandissimo amico” del suo gruppo.[Continua dopo la pubblicità]

Antonio Felice, arrestato

Dopo l’omicidio del ventunenne, Domenico Pardea, 52 anni, detto “Ranisi”, di Pizzo Calabro, si sarebbe recato proprio da Michele Battaglia e – stando alla ricostruzione di Bartolomeo Arena – da quest’ultimo avrebbe appreso che “a sparare era stato Felice Antonio, figlio di Felice Nazzareno, alias il Capo”. Secondo il collaboratore di giustizia, la causa di tale delitto “è da rinvenirsi in varie discussioni presso il circolo del Felice, tra quest’ultimo ed il gruppo di Battaglia Salvatore, costituito tra gli altri da Zuliani Giovanni e Ripepi Michele. A dire la verità – racconta ancora Bartolomeo Arena – vi erano ben più risalenti dissapori tra i parenti di tali soggetti e in particolare tra Felice Nazzareno, padre di Antonio, ed il gruppo di Battaglia Rosario e Fiorillo Rosario, in quanto questi ultimi ritenevano che Nazzareno Felice avesse collaborato con i Patania di Stefanaconi nell’esecuzione dell’agguato dal quale Rosario Fiorillo era riuscito fortuitamente a sfuggire. Sospetti che erano stati avvalorati anche dal fatto che la sera dell’attentato fallito a Fiorillo, il circolo di Felice aveva chiuso prima dell’orario consueto”.

Battaglia fiorillo

Rosario Battaglia e il proposito di uccidere Felice. Bartolomeo Arena racconta a questo punto quanto riferitogli da Antonio Pardea, con il quale fra aprile e gennaio scorso si era reso per un certo periodo irreperibile. “Da tale momento – racconta Arena riferendosi al tentato omicidio di Rosario Fiorillo – i rapporti tra i Felice ed il gruppo Battaglia-Fiorillo furono sempre tesi, al punto che Antonio Pardea mi confidò che nel carcere di Frosinone Rosario Battaglia gli aveva detto che non appena fosse uscito dal carcere il primo da uccidere sarebbe stato proprio Nazzareno Felice”.

Tornando quindi alla dinamica dell’omicidio di Salvatore Battaglia, Bartolomeo Arena riferisce quindi che “ dopo l’ennesima discussione, la sera della festa di San Michele la situazione degenerò drasticamente e Antonio Felice prese la pistola e fece fuoco verso la macchina all’interno della quale si trovavano Salvatore Battaglia, Giovanni Zuliani, Michele Ripepi e non so dire se anche una quarta persona. A mio avviso, i bersagli reali di Antonio Felice erano Zuliani e Ripepi, in quanto costoro sono i soggetti più spinti di quel gruppo”.

L’allontanamento dei Felice e l’ira dei Battaglia. Dal giorno dell’omicidio, i Felice si sarebbero così allontanati da Piscopio, temendo possibili ritorsioni. I Felice, tuttavia, vantano parentele importanti nella criminalità organizzata, in quanto Gregorio Gasparro, alias Ruzzu u Gattu, nipote di Saverio Razionale, è cugino della moglie di Nazzareno Felice, detto u capu. Per questo – continua Bartolomeo Arena – per quanto riferitomi da Antonio Pardea, si starebbe cercando di trovare una mediazione proprio attraverso tali soggetti. Tuttavia so anche che i Battaglia non sono disposti ad accettare altra soluzione che non sia quella che vede Antonio Felice costituirsi e poi impiccarsi in carcere. Anche di ciò – rivela Arena – sono stato messo al corrente da Antonio Pardea che aveva ricevuto tale informazione da terzi soggetti”.

Giovanni Zuliani

Il gruppo Zuliani-Ripepi. Bartolomeo Arena si dimostra poi a conoscenza anche delle dinamiche criminali successive agli arresti di Rosario Battaglia e Rosario Fiorillo, ritenuti ai vertici del clan dei Piscopisani. “Quanto al gruppo di Zuliani e Ripepi si tratta di soggetti che, ultimamente, stanno dando enorme fastidio in giro. Ad esempio – ricorda il nuovo collaboratore – in un’occasione dopo essere stati a cena al ristorante Mary Grace, insieme ad un tale D’Angelo, si lamentavano del prezzo troppo alto del conto e si allontanavano. Facevano poi ritorno con delle pistole e minacciavano i proprietari del locale, vicenda per la quale è intervenuta la polizia.

Domenico Pardea, alias “Ranisi”

Il vuoto dopo l’operazione “Rimpiazzo”. Queste iniziative del gruppo di Zuliani e Ripepi erano dovute anche al fatto che – conclude Bartolomeo Arena – dopo l’operazione Rimpiazzo, e soprattutto dopo l’arresto di Michele Fiorillo, detto Zarrillo, a Piscopio vi è un vuoto di potere che tali soggetti avevano intenzione di riempire”.  Infine, Bartolomeo Arena ricorda che Domenico Pardea residente a Pizzo “è un esponente della famiglia Pardea, forse l’unico che è sempre stato attivo nella criminalità organizzata. Da giovane frequentava assiduamente Andrea Mantella  ed attualmente fa parte del mio stesso gruppo. Dovrebbe avere la dote del vangelo”.

LEGGI ANCHE: ‘Ndrangheta: gli assetti mafiosi a Vibo nelle prime dichiarazioni del pentito Arena

‘Ndrangheta: è Bartolomeo Arena il nuovo collaboratore di giustizia di Vibo

‘Ndrangheta: lo scontro nel “locale” di Piscopio e l’agguato premeditato

Sparatoria a Piscopio, i nomi degli arrestati e le accuse – Foto/Video

Articoli correlati

top