Violazione della sorveglianza speciale, arrestato Giovanni Mancuso

E’ stato sorpreso dai carabinieri a Limbadi con un pregiudicato nei pressi della sua abitazione

E’ stato sorpreso dai carabinieri a Limbadi con un pregiudicato nei pressi della sua abitazione

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Venerdì la condanna a 9 anni di reclusione nel processo “Black money” per il reato di usura. Martedì sera, invece, l’arresto da parte dei carabinieri per inosservanza degli obblighi impostigli dallo status di sorvegliato speciale, per la durata di cinque anni, fra cui quelli di non accompagnarsi con persone gravate da precedenti penali. I militari dell’Arma hanno sorpreso Giovanni Mancuso (in foto) nei pressi della sua abitazione di Limbadi in compagnia di un pregiudicato di Mileto e da qui l’immediato arresto del 76enne.

In attesa delle determinazioni della magistratura di Vibo Valentia, Giovanni Mancuso – che era ritornato in libertà dai “domiciliari” subito dopo la sentenza di “Black money” – è stato posto nuovamente agli arresti domiciliari. Comparirà nelle prossime ore dinanzi all’autorità giudiziaria di Vibo Valentia per la direttissima e la convalida dell’arresto per il reato di violazione della misura di prevenzione. E’ difeso dagli avvocati Francesco Stilo e Giuseppe Di Renzo.

Oltre che nel processo “Black money”, Giovanni Mancuso è pure coinvolto nel processo “Genesi” dove in primo grado è stato condannato dal Tribunale di Vibo Valentia a 6 anni di reclusione per il reato di associazione mafiosa. Il processo di secondo grado a Catanzaro è invece ancora in corso.

Nel processo “Black money” Giovanni Mancuso, insieme al fratello Antonio, era accusato di aver diretto, in epoca successiva alla contestazione già giudicata nel processo “Genesi”, un “organismo centrale gerarchicamente sovraordinato rispetto a più rami operativi autonomi” del potente clan di Limbadi, assumendo la qualità di “organizzatore, capo e promotore dell’intera organizzazione criminale”. Nei suoi confronti il pm Marisa Manzini aveva chiesto 29 anni di reclusione, ma il Tribunale collegiale di Vibo Valentia non ha ritenuto valida l’impalcatura accusatoria per il reato associativo all’esito dell’istruttoria dibattimentale, assolvendo Giovanni Mancuso dal reato di associazione mafiosa e condannandolo invece a 9 anni per il reato di usura.

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