giovedì,Ottobre 28 2021

Gratteri dopo la maxi-operazione: «Ho ricevuto molte minacce ma vado avanti»

Il procuratore capo della Dda di Catanzaro rileva i propositi delle cosche appurati da intercettazioni ambientali o da dialoghi in carcere: «Non ho mai ricevuto lettere anonime ma ho evitato diversi attentati»

Gratteri dopo la maxi-operazione: «Ho ricevuto molte minacce ma vado avanti»
Nicola Gratteri (FotoArte)

«Certo che ho paura, ma la paura va addomesticata, bisogna imparare a dialogare con la morte, per ragionarci, così non si perde il controllo della situazione ». Il procuratore capo della Dda di Catanzaro Nicola Gratteri, intervistato da Maria Latella su SkyTg24 dopo il maxi blitz contro la ‘ndrangheta dei giorni scorsi ha spiegato di aver fatto «una scelta precisa nel 1989 quando ci fu un attentato contro la mia fidanzata alla quale dissero che stava a fianco di un uomo morto. In questi anni ho fatto in modo che non uscissero, ma ho subito tantissime minacce ed evitato diversi attentati. Queste sono informazioni tratte da intercettazioni, non da lettere anonime o telefonate anonime, che non ho mai ricevuto. Ma questo non mi ha fatto cambiare idea. Malgrado questo, credo fermamente nel lavoro che faccio, mi emoziona ancora e penso di fare qualcosa per questa terra, per la nazione. E come me la stragrande maggioranza dei miei colleghi e delle forze dell’ordine: abbiamo un alto senso dello Stato».

Interpellato in merito alla fuga di notizie che ha costretto ad anticipare l’azione di un giorno ha poi detto: «È ovvio che la soffiata è partita dagli addetti ai lavori, qualche idea la abbiamo, ci stiamo lavorando, la storia dirà se abbiamo ragione. Certo non è partita dal barista qui in piazza». E sul ruolo della politica nella lotta alla criminalità ha incalzato: «La politica negli ultimi 20 anni si è indebolita tantissimo, lasciando aperti spazi di interlocuzione sociale che sono stati occupati dalla ‘ndrangheta. Mediamente un politico è presente sul territorio 6/7 mesi prima delle elezioni, poi magari il giorno dopo che si vota cambia anche numero di telefono. Mentre il capomafia è presente sul territorio 365 giorni l’anno, dà risposte sbagliate e drogate di sottosviluppo, dipendenza e schiavismo, ma danno risposte in territori dove la disoccupazione a volte sfiora anche il 50%. È la disperazione che spesso porta a rivolgersi alla ‘ndrangheta», ha concluso il procuratore.

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