“Rinascita”: il commercialista Basile libero, carcere per Lo Riggio

Reggono le esigenze cautelari per diversi esponenti della ‘ndrangheta di Vibo. Il Riesame si pronuncia sugli indagati di Cessaniti, Briatico, Zungri, Tropea, Sant’Onofrio e Pizzo
Reggono le esigenze cautelari per diversi esponenti della ‘ndrangheta di Vibo. Il Riesame si pronuncia sugli indagati di Cessaniti, Briatico, Zungri, Tropea, Sant’Onofrio e Pizzo
Informazione pubblicitaria
Informazione pubblicitaria
Antonino Barbieri

Nuove decisioni del Tribunale del Riesame per l’operazione “Rinascita-Scott” della Dda di Catanzaro e condotta sul “campo” dai carabinieri. Ordinanza di custodia in carcere annullata e rimessione in libertà per Antonino Barbieri, 61 anni, di Pannaconi di Cessaniti, detto “Carnera”. Antonino Barbieri (difeso dall’avvocato Giuseppe Bagnato) è accusato del reato di associazione mafiosa ed in particolare di aver collaborato con il fratello Francesco Barbieri – indicato quale capo della ‘ndrina di Cessaniti – e con il cognato Peppone Accorinti, boss di Zungri.

Ordinanza di custodia cautelare in carcere annullata nei confronti del commercialista Paolo Basile, 57 anni, di Vibo Valentia, che è stato rimesso in libertà. E’ difeso dagli avvocati Pietro Chiappalone e Maurizio Nucci. Al commercialista viene contestato il reato di concorso in trasferimento fraudolento di valori – aggravato dalle finalità mafiose in concorso con Mario Lo Riggio e l’avvocato Nazzareno Latassa. Sarebbe stato uno dei soci occulti della società Italiantrade srl, interessata rilevare il 501 Hotel, le cui quote sarebbero state attribuite fittiziamente a Salvatore Latassa e Salvatore Malara. [Continua dopo la pubblicità]

Informazione pubblicitaria
Mario Lo Riggio

Per la stessa vicenda del 501 Hotel e poi per il reato di associazione mafiosa (clan Fiarè-Razionale-Gasparro di San Gregorio d’Ippona), resta in carcere l’imprenditore Mario Lo Riggio, 59 anni, di Vibo Valentia (avvocati Staiano e Muzzopappa). Lo Riggio è accusato di essere alle dirette dipendenze di Gregorio Gasparro, mettendo le sue imprese ed i suoi rapporti nel settore imprenditoriale e finanziario a disposizione della cosca Fiarè-Gasparro-Razionale, nonché di quella collegata dei Lo Bianco-Barba.

Ordinanza di custodia cautelare in carcere confermata invece nei confronti di Rocco Delfino, 58 anni, detto “U Rizzu”, originario di Gioia Tauro ma residente a Satriano. E’ accusato di essere vicino ai clan di Gioia Tauro Piromalli e Molè ed al fine di eludere le disposizioni di legge in materia di misure di prevenzione patrimoniale e sottrarsi quindi a provvedimenti ablativi di natura reale, Rocco Delfino avrebbe posto in essere le condotte di attribuzione fittizia delle quote della società Ecotrasporti srl (con sede a Palmi), successivamente ridenominata “M.C. Metalli srl”. Il reato contestato è quello di trasferimento fraudolento di valori. Altra contestazioni si riferisce invece all’ipotesi di reato di rivelazione di segreti d’ufficio in concorso con l’avvocato Giancarlo Pittelli, l’avvocato Giulio Calabretta ed il tenente colonnello dei carabinieri Giorgio Naselli (già comandante provinciale di Teramo). In particolare, “Naselli, su richiesta di Pittelli – a sua volta investito della questione dall’avvocato Giulio Calabretta, fratello dell’amministratore fittizio Calabretta Giuseppe, e da Rocco Delfino” – si sarebbe interessato della vicenda esaminando una “pratica” relativa alla M.C. Metalli srl, pendente in Prefettura a Teramo e la cui documentazione risultava altresì detenuta nel suo Ufficio, rivelando le criticità oggetto delle verifiche in corso coperte dal segreto istruttorio.

Per Salvatore Delfino, 30 anni, anche lui residente a Satriano (difeso dagli avvocati Guido Contestabile e Giuseppe Spinelli) il Tribunale del Riesame ha invece stabilito l’incompetenza territoriale del gip di Catanzaro in favore del gip di Teramo, In precedenza era già passato (per decisione del gip distrettuale di Catanzaro) dagli arresti domiciliari all’obbligo di firma. E’ accusato di concorso in intestazione fittizia di beni con il padre Rocco Delfino.

Il Riesame, in accoglimento delle argomentazioni dell’avvocato Francesco Muzzopappa, ha poi annullato l’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di Domenico Febbraro, 27 anni, di Sant’Onofrio, accusato dei reati di associazione mafiosa (clan Bonavota alla dirette dipendenze, secondo l’accusa, di Domenico Bonavota) e concorso in intestazione fittizia di beni in concorso con Nicola Bonavota, Maria Teresa Cugliari, Antonio Patania e Daniele Primavera. In particolare, Febbraro, Patania e Primavera avrebbero collaborato con Nicola Bonavota nella gestione della Tabaccheria di Maria Teresa Cugliari con sede a Sant’Onofrio in via Marcellina. Domenico Febbraro è ritornato in totale libertà.

Annullamento dell’ordinanza di custodia cautelare ai domiciliari anche per Daniel Zinnà, 29 anni, di San Nicola da Crissa, difeso dall’avvocato Michelangelo Miceli. E’ accusato del reato di concorso in intestazione fittizia di beni in concorso con Domenico Cugliari (alias Micu i Mela), Giuseppe Cugliari (figlio di Domenico) ed Orsola Ventrice, tutti di Sant’Onofrio. In particolare, Domenico Cugliari sarebbe il socio occulto e l’effettivo dominus dell’attività imprenditoriale denominata “I dolci Sapori di Zinnà Daniel”, sita a Sant’Onofrio in via Ipponio, di cui sarebbe dal 2017 titolare formale anche Orsola Ventrice. Il reato è aggravato dalle finalità mafiose (agevolazione del clan Bonavota). Le indagini esperite – secondo l’ordinanza del gip – avrebbero permesso di accertare come Giuseppe Cugliari, figlio di Domenico Cugliari detto “Micu i Mela”, sotto le direttive di quest’ultimo, avrebbe curato la produzione e fornitura del pane, incassandone i proventi su conti correnti intestati a Daniel Zinnà (zio di Giuseppe Cugliari), prevalentemente per le forniture nei punti vendita Carrefour del Vibonese e finanche nel punto vendita Carrefour di Catanzaro. Dalle intercettazioni sarebbe inoltre emerso “il monopolio di Zinnà (poi aggiungendosi anche la Ventrice), ma in realtà dei Cugliari, anche per le forniture di pane e prodotti da forno nei villaggi turistici della zona di Pizzo”. La produzione del pane, sempre stando all’ordinanza del gip, avverrebbe inoltre “in violazione delle più elementari norme igienico sanitarie, facendo ricorso a lavoratori in nero in maggioranza extracomunitari”.

Pantaleo Garisto

Il Tribunale del Riesame ha poi annullato l’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di Pantaleo Maurizio Garisto, 38 anni, di Papaglionti, frazione di Zungri, difeso dall’avvocato Daniela Garisto. E’ indagato per i reati di associazione mafiosa (clan guidato da Giuseppe Accorinti di Zungri) e sequestro di persona (l’ordinanza in carcere era stata vergata dal gip per tale ultimo reato). In particolare, in concorso con Luciano Macrì, 52 anni, di Vibo Marina, Valerio Navarra, 27 anni, di Pernocari, Saverio Sacchinelli, 38 anni, e Antonio Vacatello, 56 anni, di Vibo Marina, sono accusati di aver sequestrato nell’ottobre del 2016 Rocco Ursino, 47 anni, nato a Vibo e residente a Cernusco sul Naviglio, portandolo in una casa di Seregno (provincia di Monza), immobilizzandolo su una sedia e percuotendolo più volte. Il tutto per ottenere la restituzione di seimila euro.

Michele Macrì

Annullata l’ordinanza di custodia cautelare in carcere per Michele Macrì, 25 anni, di Vibo Valentia (fratello di Mommo Macrì), che ritorna in libertà. E’ accusato del reato di associazione mafiosa, concorso in estorsione ai danni del titolare del negozio di abbigliamento “Babilonia jeans”, detenzione illegale di armi, tentato danneggiamento. E’ difeso dall’avvocato Francesco Sabatino.

Ordinanza di custodia cautelare in carcere annullata e rimessione in libertà per Michele Manco, 32 anni, di Vibo Valentia, difeso dall’avvocato Walter Franzè. E’ accusato del reato di associazione mafiosa ed in particolare di essere alle dirette dipendenze dei vibonesi Salvatore Morelli (irreperibile), Domenico (Mommo) Macrì, Francesco Antonio Pardea. Ad accusarlo, il nuovo collaboratore di giustizia Bartolomeo Arena.

Filippina Carà

Lascia il carcere per gli arresti domiciliari Filippina Carà, 31 anni, di Filandari, residente a Zungri, compagna del boss Giuseppe Accorinti. La donna, difesa dagli avvocati Daniela Garisto e Francesco Sabatino, è accusata del reato di associazione mafiosa.

Revoca degli arresti domiciliari e sostituzione con la misura cautelare dell’obbligo di firma per Rosa Giamborino, 34 anni, di Piscopio, figlia di Giovanni Giamborino, fra i principali indagati dell’inchiesta. Difesa dall’avvocato Francesco Sabatino, è accusata del reato di concorso in intestazione fittizia ed in particolare delle quote della società “Grsb srl”, con sede legale a Vibo.

Ordinanza di custodia cautelare in carcere annullata per Francesco La Rosa, 49 anni, di Tropea, detto “U Bimbu”, difeso dall’avvocato Sandro D’Agostino. E’ accusato del reato di associazione mafiosa e violenza privata aggravata dal metodo mafioso risalente al 2015 ai danni di Mario Lo Riggio per la vicenda riguardante una donna contesa.

Ordinanza di custodia cautelare in carcere confermata per Domenico Camillò, 79 anni, di Vibo Valentia. E’ accusato del reato di associazione mafiosa ed in particolare di essere al vertice della ‘ndrina dei Pardea, detti “Ranisi”. Avrebbe un ruolo rappresentativo e decisionale ed il compito di mantenere l’ordine interno al sodalizio e coordinarne le attività, partecipando alle riunioni del sodalizio in cui venivano assunte le decisioni più importanti per la vita dell’organizzazione.

Carcere confermato anche per Antonio Macrì, 63 anni, di Vibo Valentia, ritenuto il promotore e l’organizzatore  ‘ndrina dei “Ranisi”, con ruoli rappresentativi e decisionali (avvocati Francesco Sabatino e Giuseppe Morelli) e per Domenico Pardea, 53 anni, originario di Vibo ma residente a Pizzo. Quest’ultimo è accusato di essere il referente del sodalizio mafioso di Vibo su Pizzo, potere avrebbe esercitato in collegamento con la cosca Anello di Filadelfia e Salvatore Mazzotta di Pizzo.

Rosario Pardea

Resta in carcere anche Rosario Pardea, 49 anni, di Vibo Valentia, accusato di concorso in tentata estorsione relativa alla richiesta di soldi a Domenico Moscato il quale avrebbe richiesto la protezione di Enzo Barba, alias “Il Musichiere”. La contestazione viene mossa in concorso con Michele Dominello, Davide Inzillo, Daniele Lagrotteria e Domenico Macrì.

Francesco Tarzia

Carcere confermato per Sandro Ganino, 36 anni, di Acquaro, Cristian Capomolla, 32 anni di Soriano, e Francesco Tarzia, 38 anni, di Acquaro. Sono tutti accusati di concorso in rapina a mano armata (220mila euro il “bottino”) ai danni della filiale della banca di credito cooperativo di San Calogero e Maierato, ubicata a San Nicolò di Ricadi avvenuta il 20 maggio 2016. La contestazione viene mossa in concorso con Onofrio Barbieri, Giuseppe Cugliari (cl. ’82) e Giuseppe Lopreiato, tutti di Sant’Onofrio. Confermata l’aggravante di voler agevolare il clan Bonavota.

Francesco Romano

Annullata anche l’ordinanza di custodia cautelare in carcere e sostituita con i domiciliari per Francesco Romano, 34 anni, di San Leo di Briatico (avvocato Giuseppe Bagnato) che resta però detenuto in carcere per altra operazione. Francesco Romano è accusato del reato di associazione mafiosa quale presunto partecipe al “locale” di ‘ndrangheta di Zungri guidato dagli Accorinti.

Luciano Ira Ira

Annullata anche l’ordinanza di custodia cautelare in carcere (rimesso in libertà) nei confronti di Luciano Ira Ira, 30 anni, di Pizzo, accusato del reato di associazione mafiosa (‘ndrina di Pizzo guidata da Salvatore Mazzotta) con compiti di detenzione delle armi. E’ difeso dagli avvocati Sandro D’Agostino e Francesco Arena.

LEGGI ANCHE: “Rinascita-Scott”: resta in carcere il sindaco di Pizzo Callipo – Video

“Rinascita”: le accuse al colonnello Naselli passato ai domiciliari

“Rinascita-Scott”: la ‘ndrina di Filandari, ruoli e gerarchie nel clan Soriano

“Rinascita-Scott”: la ‘ndrina di Cessaniti, i ruoli e gli affari illeciti