“Skullbreaker challenge”: l’ultima assurda (e pericolosissima) sfida social

Gravi rischi per le vittime della nuova moda che spopola tra gli adolescenti su Tik-Tok. L’appello di una madre a famiglie e istituzioni scolastiche: «Educhiamo i nostri figli al rispetto delle regole»
Gravi rischi per le vittime della nuova moda che spopola tra gli adolescenti su Tik-Tok. L’appello di una madre a famiglie e istituzioni scolastiche: «Educhiamo i nostri figli al rispetto delle regole»
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di Mariella Epifanio

«Skullbreaker challenge» o «sgambetto spacca-testa». È questo il nome già da brividi che ha preso la nuova moda tra ragazzi, da condividere poi in video sui social, in particolare su Tik-Tok. Si tratta di un gioco che in realtà è un assurdo scherzo, l’ultima follia del web. Consiste nel convincere la vittima a saltare in mezzo ad altre due persone e, nel momento in cui questa si stacca da terra, le viene fatto uno sgambetto che la porta rovinosamente a terra di schiena e di testa. [Continua]

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Negli agghiaccianti video in rete che con difficoltà ho guardato, si vedono le vittime battere la testa in maniera violenta. Un gioco che tale non è, che rasenta lo scenario di un film tragico. Ma un film non è. Le cronache riportano già di ragazzi con gravi danni fisici in seguito a questa sfida.

In quei video potrebbero esserci i nostri figli. E non solo da vittime. Queste giovani generazioni, con il mondo a portata di click, pensano (fortunatamente non tutti) che la vita sia fatta di livelli, di sfide, come in un gioco di Fortnite. Più livelli passi e visualizzazioni ottieni delle tue assurde azioni, più diventi padrone del mondo, più hai qualcosa per cui farti ammirare. E poco importa se è una cosa scorretta.

La realtà è che tra noi e i nostri ragazzi adolescenti c’è, da un lato, un profondo divario generazionale che non è paragonabile a quello che avevamo noi con i nostri genitori e, dall’altro, il risultato della nostra spietata voglia di apparire, di esserci, di figurare con più like possibili. Di sminuire il valore del tempo e delle regole comuni, degli elementi più veri e sinceri della vita di un uomo. C’è una società diversa oggi che appare impunita a se stessa. Anche dopo aver commesso gravi illeciti.

Qual è l’insegnamento dunque, che arriva ai nostri figli? Quello di poter fare tutto quello che vogliono, di agire senza un limite, senza il senso del pericolo e della stessa morte, tanto non vi è punizione che possa essere loro applicata. La nostra indifferenza alla vita pubblica, alle regole del vivere civile, li ha anestetizzati dal senso delle regole.

Da madre, confesso di vivere con gran paura la crescita dei miei figli nonostante il dialogo sia parte quotidiana del nostro rapporto. Per questo senso d’impotenza, che so essere condiviso da molti genitori, chiedo la loro collaborazione affinché si parli in famiglia della pericolosità di queste nuove mode e dei loro tragici epiloghi, ma soprattutto mi appello al ministro dell’Istruzione Lucia Azzolina e ai dirigenti delle scuole secondarie di primo grado e di tutti gli istituti superiori: chiedo che si possa prendere atto della crescente pericolosità delle sfide che arrivano attraverso il web.

Per questo chiedo di attuare: la richiesta di cancellazione dai social e dal web, di ogni video in cui un minore diventi vittima di giochi assurdi e pericolosi. I video rappresentano il tutorial che li istruisce a compiere quella sfida (emulazione) e vanno eliminati prima che diventino virali in rete; un regolamento straordinario con applicazione imminente, in collaborazione con le forze dell’ordine, che preveda punizioni severe per i minori e un’assemblea pubblica con genitori e studenti, in cui vengano esposti i danni fisici e legali derivanti da questi giochi pericolosi.

Serve che i ragazzi prendano totale coscienza del pericolo e delle reali conseguenze in cui potrebbero trovarsi. Devono iniziare a temere un sistema che punisce chi procura danni a cose o fa del male ad un altro compagno. Serve istruire le nuove generazioni alla civile convivenza, all’amore e al rispetto per le cose di tutti, per se stessi e per il prossimo, allontanandoli da ogni possibile sfida virtuale, le cui conseguenze sono purtroppo, drammaticamente reali. Spero il mio appello accorato venga accolto per il bene futuro dei nostri ragazzi.