sabato,Maggio 15 2021

“Miletos”: estorsione ai Corigliano, il Tdl annulla l’ordinanza per Mesiano

Il 47enne di Mileto resta detenuto per l’omicidio di Angelo Antonio Corigliano

“Miletos”: estorsione ai Corigliano, il Tdl annulla l’ordinanza per Mesiano
Francesco Mesiano

Il Tribunale del Riesame di Catanzaro in sede di rinvio, in terza battuta, ha annullato l’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di Francesco Mesiano, 47 anni, di Mileto, per la tentata estorsione in danno dei supermercati Corigliano di Ricadi. La contestazione si riferisce all’operazione antimafia denominata “Miletos” che si è aperto il 17 settembre scorso dinanzi alla Corte d’Assise di Catanzaro. Si tratta di una decisione – quella del Tdl – importante, poiché il capo di imputazione relativo alla tentata estorsione costituirebbe uno dei moventi dei fatti omicidiari. Nell’ambito dell’operazione “Miletos”, infatti, vengono contestati gli omicidi di Angelo Antonio Corigliano e Giuseppe Mesiano.

In particolare, l’omicidio di Angelo Antonio Corigliano viene attribuito a: Vincenzo Corso, Gaetano Elia, Domenico Iannello, Francesco Mesiano, Giuseppe Ventrice, Pasquale Pititto e Salvatore Pititto. L’omicidio di Giuseppe Mesiano viene invece contestato a: Giuseppe Corigliano che avrebbe agito in concorso con Angelo Antonio Corigliano (quest’ultimo poi ucciso il 20 agosto 2013). L’accusa di tentata estorsione ad un supermercato dei Corigliano con sede a Santa Domenica di Ricadi viene poi contestata a Francesco Mesiano, così come pure quella di minaccia. Reati aggravati dalle modalità mafiose. Francesco Mesiano (già condannato per l’omicidio del piccolo Nicolas Green) resta quindi detenuto per l’omicidio di Angelo Antonio Corigliano, 31 anni, camionista di Calabrò (frazione di Mileto) è avvenuto il 20 agosto 2013 nella centralissima via Vittorio Emanuele a Mileto alle 15.30. La vittima è stata raggiunta da nove colpi di pistola calibro 9×21. Angelo Antonio Corigliano, emigrato per lavoro a Milano, si trovava alla guida di un’auto, una Fiat Punto di colore rosso, ed era da pochi giorni rientrato a Mileto per un periodo di ferie. Nel vano porta oggetti dell’auto, i carabinieri trovarono all’epoca una pistola calibro 7,65 con il colpo in canna che la vittima non ha fatto in tempo ad usare. Tale fatto di sangue sarebbe stata la risposta all’omicidio di Giuseppe Mesiano (18 luglio 2013), ucciso nella sua casetta di campagna intorno alle ore 19 in località “Pigno”. Francesco Mesiano è difeso dagli avvocati Michelangelo Miceli e Francesco Calabrese.

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