Riassetto territoriale, Vibo Marina guarda al mare immaginando il suo futuro

Si sogna il distacco dal capoluogo e l’unione con Pizzo e Briatico per dar vita ad una sorta di “Capitale del Tirreno calabrese”. Allo studio una proposta di legge d’iniziativa popolare che, se sottoscritta da 5.000 elettori, dovrà essere obbligatoriamente esaminata entro sei mesi dalla presentazione

Si sogna il distacco dal capoluogo e l’unione con Pizzo e Briatico per dar vita ad una sorta di “Capitale del Tirreno calabrese”. Allo studio una proposta di legge d’iniziativa popolare che, se sottoscritta da 5.000 elettori, dovrà essere obbligatoriamente esaminata entro sei mesi dalla presentazione

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Un tratto di costa vista da Pizzo. Sullo sfondo Vibo Marina

Come l’Araba Fenice, risorge dalle proprie ceneri un’idea a lungo perseguita, un sogno da sempre accarezzato. Ma questa volta, rispetto al passato, viene introdotto un elemento di novità: Vibo Marina non chiede l’autonomia “tout court” per diventare un nuovo Comune, ma guarda oltre perseguendo un’idea ancora più ambiziosa: quella di costituire un importante centro costiero unendo Vibo Marina, Bivona, Porto Salvo, Longobardi, San Pietro, Triparni ai territori di Pizzo e di Briatico.

Il progetto prenderebbe la forma giuridica di una proposta di legge d’iniziativa popolare che, in base alla Legge Regionale n. 13/83, può essere avanzata da 5.000 elettori iscritti nelle liste elettorali dei Comuni della Calabria. Risiede proprio in questo l’elemento di rottura con il passato, quando la proposta di legge recante come oggetto l’istituzione del nuovo Comune di Porto Santa Venere, presentata dall’allora consigliere regionale Censore, decadde per fine legislatura dopo aver atteso invano che la competente Commissione consiliare la prendesse in esame.

In quell’occasione si formò un partito trasversale contrario al distacco di Vibo Marina dal Comune di Vibo Valentia, che impedì alla proposta di proseguire l’iter legislativo fino alla decadenza per fine legislatura. Memori di questo fallimento, i promotori della nuova iniziativa intendono ora seguire la strada dell’iniziativa popolare in quanto le proposte di tale natura non solo non decadono con lo scioglimento del Consiglio, ma devono obbligatoriamente essere esaminate entro sei mesi dalla loro presentazione.

Le ragioni della nuova iniziativa sono tante, ma fra tutte spicca lo stato di abbandono del territorio costiero, stretto nella morsa di una crisi economica e occupazionale e lasciato privo di ogni ipotesi di sviluppo che manca nella gestione delle attività portuali, manca in quelle commerciali e imprenditoriali, manca in quelle industriali, manca in quelle turistiche, manca in quelle sociali e culturali, manca in quelle socio-sanitarie.

Inoltre, secondo i promotori, ma l’idea è condivisa dalla maggioranza dei cittadini, tenere uniti territori tra loro molto diversi per storia, cultura, conformazione territoriale ed economia non è utile a nessuno, mentre la fusione fra centri aventi le medesime caratteristiche di città legate alla cultura del mare e alla sua economia, come Vibo Marina, Pizzo e Briatico potrebbe essere vincente per formare un nuovo centro costiero, forse il più importante della Calabria tirrenica.

Non mancheranno le accuse di utopia e di creazione di false attese di palingenesi ma, in fin dei conti, in tutti questi anni l’accoppiata mare-monti ha dimostrato di poter funzionare solo nell’arte culinaria.

VIDEO | Vibo Marina sogna l’autonomia e l’aggregazione con… Pizzo