Coronavirus, il dramma di Cesare: «Io trattato da untore e abbandonato da tutti» – Video

Il cuoco di Nicotera rientrato dalla Valle d’Aosta vive solo tra la spazzatura che nessuno passa a ritirare «per paura». Ora è negativo al tampone: «Questo virus mi ha tolto salute e dignità»
Il cuoco di Nicotera rientrato dalla Valle d’Aosta vive solo tra la spazzatura che nessuno passa a ritirare «per paura». Ora è negativo al tampone: «Questo virus mi ha tolto salute e dignità»
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Cesare Raimondi in videochiamata
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Lui è Cesare Raimondi: 61 anni, professione cuoco. Ha lavorato in Valle d’Aosta fino ai primi di marzo. Quando è scoppiata l’emergenza coronavirus è rimasto senza impiego. Ha quindi deciso di noleggiare un’auto – insieme ad altri suoi conterranei – e di tornare in Calabria, nella sua Nicotera. Durante il viaggio ha cominciato ad accusare i primi sintomi. 

Dal 12 marzo combatte contro il nemico invisibile. In solitudine.  «Isolato nella sua abitazione», dice. Sua moglie  si è trasferita dalla mamma per evitare di essere contagiata. Contatta la nostra redazione per denunciare ciò che sta passando. Si sente abbandonato da tutti, dalle istituzioni in primo luogo.

«Senza cibo e medicine, nonostante le continue telefonate alla Protezione civile. “Abbiamo paura”», mi hanno risposto.

Ci mostra la spazzatura, stipata in un angolo della cucina diversi sacchi pieni che nessuno è andato a ritirare. Sono rifiuti potenzialmente infetti, che vanno prelevati con un servizio specifico. [Continua]

Nicotera, il sindaco-infermiere che lotta contro il coronavirus – Video

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Il secondo tampone effettuato dal sindaco Pino Marasco in persona, nella sua qualità di infermiere, ha dato esito negativo. «Le uniche visite.  Poi il silenzio totale. Nessuno che si sia preoccupato di chiedermi come stavo…», dice amareggiato.  

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L’incubo per Cesare sta per finire, ma non dimenticherà gli insulti sui social, non dimenticherà le falsità e la cattiveria riversate sul suo conto. Non dimenticherà quella caccia all’untore. E soprattutto non dimenticherà, quell’uomo buono, il signor Nino, il suo vicino di casa, l’unico che gli è stato accanto in questi momenti. L’unico che ogni giorno lo chiama e gli porta le medicine. «A lui devo tanto», commenta. 

Una volta dichiarato guarito riabbraccerà i figli e i nipoti che non vede da quattro mesi. Si commuove mentre pensa a loro. «Ragazzi, non è uno scherzo questo coronavirus. Restate a casa. Non uscite. Quando la malattia arriva ti costringe alla solitudine. Resti solo proprio nel momento in cui vorresti l’affetto dei tuoi cari. Solo nel momento in cui vorresti che qualcuno si prendesse cura di te. Solo e impotente davanti a un virus che ti toglie salute e dignità».

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