Il ritratto | Francesco Prestia: un “capitano” dentro e fuori dal campo (VIDEO)

Il giovane ucciso a Mileto era il leader della formazione “Allievi”, un modello per i tutti i suoi compagni di squadra. E tra loro anche Alex, l’amico che ha confessato il suo omicidio. Parla il suo allenatore Rocco Massara

Il giovane ucciso a Mileto era il leader della formazione “Allievi”, un modello per i tutti i suoi compagni di squadra. E tra loro anche Alex, l’amico che ha confessato il suo omicidio. Parla il suo allenatore Rocco Massara

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Francesco Prestia con la maglia del Mileto

Un capitano dentro e fuori dal campo. Leader di quei ragazzi che in lui vedevano il modello da seguire soprattutto nelle partite più difficili. Francesco Prestia, il sedicenne ucciso la sera del 29 maggio, era una promessa del calcio. 

Condottiero della formazione “Allievi” del Mileto a ricordare Francesco è il suo allenatore, Rocco Massara: «Non ho parole per descrivere quello che penso in questo momento – spiega – Francesco era il nostro capitano. Eroe di mille battaglie. Il primo a presentarsi agli allenamenti e l’ultimo a lasciare il campo. Guida per tutti i compagni – continua Massara – era lui a caricarsi la squadra sulle spalle, a scuoterla dopo un momento no, a rincuorarla per una sconfitta. Era e rimane un vero capitano». 

E tra i compagni di squadra c’era anche Alex Pititto. Il suo killer reo confesso. «E’ davvero inspiegabile quello che è accaduto – commenta scuotendo la testa l’allenatore normanno – lo è a maggior ragione conoscendo il rapporto tra i due ragazzi. Erano come fratelli – sottolinea – uscivano sempre insieme la sera. Se incontravi Francesco, 99 volte su 100 incontravi anche Alex. Due ragazzi speciali. Due amici per la pelle – rimarca Massara – non ricordo mai uno screzio. Mai un diverbio. Mai una parola fuori posto. Erano i primi a difendersi l’un l’atro – continua – se in campo si verificava qualche scaramuccia. E’ incredibile quello che è successo». 

E infine una promessa: «Francesco rappresentava e rappresenta in pieno gli ideali dello sport. Era innamorato del calcio – spiega l’allenatore – e non ha tentennato un attimo quando, seppur corteggiato da altre piazze più prestigiose, decise, su mio invito, di restare a Mileto e giocare per la maglia del suo paese. Lo ricorderemo sempre – chiosa Massara – anche con iniziative in sua memoria che organizzeremo presto».

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