Cessaniti, “La riffa non violò la legge”: assolti i componenti del Comitato di San Filippo

La denuncia partì dai carabinieri perché l’estrazione per la festa del patrono di Favelloni era abbinata al gioco del Lotto. Per il Giudice di Pace di Vibo “il reato non sussiste”  

La denuncia partì dai carabinieri perché l’estrazione per la festa del patrono di Favelloni era abbinata al gioco del Lotto. Per il Giudice di Pace di Vibo “il reato non sussiste”  

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La festa di San Filippo a Favelloni di Cessaniti

“Assolti perché il fatto non sussiste”. Tirano un sospiro di sollievo i componenti del comitato formato nel 2012 nella frazione Favelloni del comune di Cessaniti, in occasione della festa padronale in onore di San Filippo d’Agira, che cade ogni anno nel mese di maggio. Filippo Pititto, Massimo Costanzo, Bruno Costanzo, Antonio Barbuto, Francesco Briga, Saverio Scarmato, Giuseppe Purita e Antonella Purita all’epoca dei fatti erano stati denunciati dai carabinieri della Stazione di Cessaniti poiché “in concorso morale e materiale tra loro, offrivano al pubblico la riffa avente due premi mediante sorteggio con riferimento alle estrazioni del lotto pubblico collegando la vincita alle ruote di Firenze e Milano”, in violazione della legge 528/1982 che riserva in esclusiva allo Stato il “gioco del Lotto”. 

Per il Giudice di Pace di Vibo Valentia, Rossana Cirifalco, non vi è stata, però, alcuna violazione della normativa e la riffa in questione si è svolta nel pieno rispetto delle regole. Da qui l’assoluzione di tutti gli imputati, in accoglimento delle argomentazioni giuridiche dell’avvocato Nicola Costanzo.

Felice per la decisione si è detto il sindaco di Cessaniti, Francesco Mazzeo, secondo il quale la sentenza del Giudice di Pace di Vibo ha sancito l’assenza di “violazioni di legge, stabilendo che la riffa si è svolta nel pieno rispetto delle regole. Un lieto fine per una brutta vicenda innescata da una lettera anonima che voleva infangare il buon nome di giovani favellonesi intenti ad organizzare la Festa di San Filippo d’Agira. Questa volta – conclude il primo cittadino – l’amaro in bocca è rimasto all’autore della missiva anonima, il quale ha fatto soltanto una pessima figuraccia. Il tempo ha reso giustizia”.