venerdì,Settembre 24 2021

‘Ndrangheta: processo “Mediterraneo”, condannato in appello Giuseppe Mancuso

Il figlio del boss Pantaleone Mancuso, detto “l’Ingegnere”, sotto processo per narcotraffico. Colpevole anche un altro vibonese

‘Ndrangheta: processo “Mediterraneo”, condannato in appello Giuseppe Mancuso
Giuseppe Mancuso

La Corte d’Appello di Reggio Calabria ha riformato la sentenza emessa in primo grado dal Tribunale di Palmi il 12 giugno 2018 nell’ambito dell’operazione antimafia denominata “Mediterraneo” scattata nel giugno del 2014. Fra i condannati ci sono anche due vibonesi.
Giuseppe Mancuso, di 31 anni, di Limbadi (ma residente a Nicotera) – figlio del boss della ‘ndrangheta Pantaleone Mancuso, alias “l’Ingegnere” (quest’ultimo per diverso tempo latitante e catturato il 29 agosto 2014 al confine con l’Argentina) è stato condannato a 11 anni di reclusione.

Due anni e 5 mesi, invece, la pena per Claudio Ruffa, di 53 anni, di Rombiolo, difeso dall’avvocato Giuseppe Di Renzo, che in primo grado era stato condannato a 2 anni e 9 mesi ed è ora stato assolto dal reato di porto illegale di armi e ritenuto responsabile per il reato di detenzione di armi ma senza aggravante mafiosa.

Secondo l’accusa, Giuseppe Mancuso (in foto), unitamente a Giovanni Burzì (30 anni di Joppolo, già condannato in abbreviato a 2 anni) e Domenic Signoretta (35 anni, di Ionadi, già condannato in abbreviato a 12 anni), avrebbe fatto parte di un’associazione dedita al narcotraffico facente capo al clan Mancuso che avrebbe rivenduto lo stupefacente (cocaina e hashish) al clan Molè di Gioia Tauro con contatti anche a Roma. Claudio Ruffa e Domenico Galati (39 anni, di Filandari, già condannato in abbreviato a 2 anni e 4 mesi) avrebbero invece ceduto delle armi (due fucili) ad affiliati al clan Molè nel maggio del 2012 con incontri che si sarebbero tenuti nel Vibonese.

Giuseppe Mancuso, detto anche “Peppe u Zipp”, è difeso dagli avvocati Capria e Spigarelli.

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