Omicidio Vangeli nel Vibonese, imputati tutti a giudizio – Video

Accolta la richiesta di rinvio a giudizio dei pm della Dda Annamaria Frustaci e Antonio De Bernardo. Giuseppe Prostamo va in abbreviato. Sotto inchiesta pure la ragazza contesa fra la vittima e Antonio Prostamo
Accolta la richiesta di rinvio a giudizio dei pm della Dda Annamaria Frustaci e Antonio De Bernardo. Giuseppe Prostamo va in abbreviato. Sotto inchiesta pure la ragazza contesa fra la vittima e Antonio Prostamo
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Giuseppe Prostamo

Percorsi processuali differenti per gli imputati coinvolti nell’inchiesta sulla scomparsa del 26enne Francesco Vangeli, sparito ad ottobre 2018 da Scaliti di Filandari ed il cui corpo non è stato ancora ritrovato. Giuseppe Prostamo, 34 anni, di San Giovanni di Mileto, accusato di concorso in omicidio, ha scelto ed ottenuto il processo con il rito abbreviato. Per lui si ritornerà, quindi, dinanzi al gup distrettuale il 14 settembre.  

Rinvio a giudizio dinanzi alla Corte d’Assise di Catanzaro per: Antonio Prostamo, 31 anni, di San Giovanni di Mileto, anche lui accusato di concorso in omicidio; Fausto Signoretta, 29 anni, di Nao di Ionadi; Alessio Porretta, 24 anni, di Filandari; Alessia Pesce, 21 anni, di Pizzinni di Filandari. Signoretta e Porretta sono accusati di favoreggiamento personale nei confronti dei fratelli Prostamo, mentre Alessia Pesce è accusata del reato di false dichiarazioni. Per loro il processo si aprirà il 22 settembre. In particolare, Alessio Porretta da amico di Francesco Vangeli, avrebbe condotto quest’ultimo a casa dei Prostamo “consapevole delle intenzioni dei due fratelli”. Fausto Signoretta, pure lui amico di Francesco Vangeli, avrebbe invece cercato “di sfruttare i propri collegamenti con la famiglia Mancuso di Limbadi per mediare con i Prostamo nel tentativo di placare gli animi”. Fausto Signoretta è quindi accusato di essersi recato la notte dell’omicidio a San Giovanni di Mileto, ma in un momento temporale differente rispetto a Vangeli ed a Porretta. In tale occasione sarebbe stato aggredito fisicamente dai Prostamo al fine di cacciarlo dalla loro abitazione. Antonio Prostamo è quindi accusato anche del reato di percosse ai danni di Alessia Pesce, 21 anni, la ragazza contesa con Francesco Vangeli. Antonio Prostamo avrebbe brutalmente percosso Alessia Pesce il 18 novembre 2018, incurante della gravidanza in corso della ragazza.  [Continua]

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Antonio Prostamo

Quest’ultima è indagata per il reato di false dichiarazioni rilasciate al pubblico ministero in quanto avrebbe reso “false affermazioni o taciuto in tutto o in parte ciò che sapeva intorno ai fatti sui quali veniva sentita. In particolare, riferiva – in contraddizione con le dichiarazioni rese nel verbale di sommarie informazioni testimoniali del 10 ottobre 2018 – che nell’agosto 2018 tra lei e Francesco Vangeli non vi erano stati rapporti sessuali e di non aver subito maltrattamenti o percosse da Antonio Prostamo”.

Secondo la ricostruzione accusatoria, avendo Francesco Vangeli compreso la gravità della situazione – anche alla luce della riconciliazione con Alessia Pesce avvenuta proprio nella mattina del 9 ottobre – si sarebbe portato con Alessio Porretta a Nao di Ionadi per informare della situazione Fausto Signoretta (in virtù, per la Dda di Catanzaro, della sua vicinanza alla famiglia Mancuso avendo lo stesso Signoretta battezzato la figlia di Giuseppe Mancuso, quest’ultimo figlio di Giovanni Mancuso) e riferirgli che era in procinto di recarsi a San Giovanni di Mileto.

Francesco Vangeli

Successivamente, Francesco Vangeli si sarebbe recato dai Prostamo, “portando con sé, come “garanzia” per la propria incolumità il suo amico Alessio Porretta, attesi i rapporti parentali  di Porretta – evidenzia la Procura distrettuale – con la famiglia Tavella di San Giovanni di Mileto, affiliata al medesimo locale di ‘ndrangheta a cui appartiene la famiglia Prostamo”.

Giunti sul posto, Porretta sarebbe stato riaccompagnato a casa, mentre Francesco Vangeli sarebbe stato costretto a restare con i Prostamo ed al termine di un “confronto” con i due fratelli Antonio e Giuseppe, sarebbe stato colpito con un colpo d’arma da fuoco, rinchiuso in un sacco nero di plastica ancora moribondo, trasportato a bordo del suo veicolo e gettato nel fiume Mesima ancora agonizzante, mentre la vettura ed il telefono cellulare sono stati dati alle fiamme.

Per i due fratelli Prostamo, l’accusa di omicidio e soppressione di cadavere ai danni di Francesco Vangeli è aggravata dal metodo e dalle finalità mafiose e dall’ulteriore aggravante di aver commesso il fatto per motivi abietti connessi per un verso all’avere Vangeli riallacciato la relazione sentimentale con Alessia Pesce, per altro verso al mancato pagamento di un debito di droga dello stesso Vangeli – scrive la Dda – nei confronti di Giuseppe Prostamo”. L’aggravante della metodologia mafiosa per Antonio Prostamo viene fatta derivare, secondo la prospettazione accusatoria, dai legami dei due Prostamo con gli zii Nazzareno (già condannato all’ergastolo per l’omicidio di Pietro Cosimo consumato nel 1990 a Catanzaro) e Giuseppe Prostamo, quest’ultimo ucciso a San Costantino Calabro il 4 giugno 2011 in un agguato mafioso.

Vi è da dire però che la Cassazione nel gennaio scorso ha annullato senza rinvio – in sede cautelare – le aggravanti del metodo mafioso nelle accuse di omicidio e soppressione di cadavere per Antonio Prostamo, mentre sempre la Suprema Corte ha annullato con rinvio al Riesame per i reati di omicidio e soppressione di cadavere per Giuseppe Prostamo. Nel maggio scorso, quindi, la nuova decisione di annullamento da parte del Riesame.

Ai due fratelli Prostamo viene mossa anche l’accusa di detenzione e porto illegale di una pistola che, nel corso del 2017, i due avevano “affidato a Francesco Vangeli affinchè – spiega la Dda nei capi d’imputazione – la conservasse per loro conto”. Per i Prostamo anche l’accusa di detenzione di un fucile. Infine, a Giuseppe Prostamo viene mossa l’ulteriore accusa di percosse poichè il 7 gennaio 2019 – in concorso con altri soggetti non identificati – avrebbe pestato brutalmente altro soggetto allo stato rimasto ignoto per sapere se fosse stato lui a parlare agli inquirenti ed a fornire informazioni sul suo conto”. Anche in questo caso il reato è aggravato dal metodo mafioso.

Nel riquadro Francesco Vangeli

Il movente del delitto. Secondo l’accusa, quindi, il delitto non avrebbe una connotazione esclusiva di un omicidio passionale.  “I nuovi elementi acquisiti nel corso delle indagini” avrebbero permesso alla Dda “di riscontrare come ulteriore movente dell’omicidio, oltre alla relazione con Alessia Pesce, anche – scrive la Procura antimafia – i debiti di droga maturati da Francesco Vangeli nei confronti di Giuseppe Prostamo, nonché la mancata restituzione dell’arma da fuoco ad Antonio e Giuseppe Prostamo”.

I familiari di Francesco Vangeli si sono costituiti parte civile con gli avvocati Nicodemo Gentile, Francesca Comito e Antonio Cozza.

Le difese degli imputati avevano chiesto al gup distrettuale, Gabriella Logozzo, invece il non luogo a procedere, con la difesa di Antonio Prostamo che aveva sollevato un’eccezione di incompetenza funzionale per assenza dell’aggravante mafiosa e la conseguente trasmissione degli atti alla Procura di Vibo Valentia. La difesa di Alessia Pesce aveva invece sollevato un’eccezione di incompetenza funzionale in ragione della lamentata assenza di connessione con i reati contestati agli altri imputati e anche qui trasmissione degli atti alla Procura di Vibo.

Impegnati nel collegio di difesa gli avvocati: Giuseppe Grande, Tommaso Zavaglia, Giovanni Vecchio, Sergio Rotundo, Giovambattista Puteri.