Rinascita-Scott: diversi gli annullamenti in Cassazione

Torna libero l’imprenditore ittico Tomeo di Nicotera. Riesame da rifare per altri indagati. In libertà anche Francesco Pugliese
Torna libero l’imprenditore ittico Tomeo di Nicotera. Riesame da rifare per altri indagati. In libertà anche Francesco Pugliese
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Antonio Tomeo

La Cassazione ha annullato senza rinvio l’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di Antonio Tomeo, 55 anni, detto “Lello”, di Nicotera Marina, amministratore della società “Tomeo Mare srl” ed amministratore della società “Tomeo Mare News srl”, indagato nell’operazione antimafia “Rinascita-Scott”. Arrestato a dicembre nell’operazione “Rinascita-Scott”, ad aprile aveva ottenuto gli arresti domiciliari su decisione del gip distrettuale. La Suprema Corte, accogliendo il ricorso degli avvocati Guido Contestabile, Francesco Sabatino e Giuseppe Spinelli ha però annullato in toto la misura cautelare e Tomeo può quindi lasciare i domiciliari. [Continua]

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Pasquale Gallone

Antonio Tomeo è indagato per tentata estorsione in concorso con il boss di Limbadi, Luigi Mancuso, il boss di Reggio Calabria Orazio De Stefano, di 61 anni, Pasquale Gallone, 60 anni, (alias “Pizzichiju”) di Nicotera Marina e Lorenzo Polimeno, 43 anni, di Reggio Calabria. Secondo l’accusa, Tomeo si era rivolto a Luigi Mancuso ed a Pasquale Gallone per ottenere aiuto nella riscossione di un presunto credito, asseritamente vantato nei confronti di clienti residenti nel Reggino. Gallone avrebbe così – nel corso di ripetuti incontri con Polimeno – discusso con quest’ultimo sulle modalità più efficaci per ottenere le somme richieste da Tomeo.A fare minacce al debitore ed a costringerlo a versare somme di denaro, su suggerimento anche di Orazio De Stefano, sarebbe quindi stato Lorenzo Polimeno ponendo in essere atti idonei a procurare ad Antonio Tomeo le somme di denaro. L’estorsione è aggravata dalle modalità mafiosa ed è datata 27 giugno 2016. Sempre Antonio Tomeo nell’ambito dell’inchiesta “Rinascita-Scott” è altresì indagato a piede libero per il reato di  associazione mafiosa ed in particolare di far parte del “locale” di ‘ndrangheta di Limbadi guidato dal boss Luigi Mancuso e di aver svolto il ruolo di “latore di imbasciate” collaborando nella soluzione di questioni relative a vicende economiche e commerciali che interessavano imprenditori vicini alla consorteria.

Nicolino Pantaleone Mazzeo

La Cassazione, accogliendo un ricorso degli avvocati Francesco Sabatino e Daniela Garisto, ha poi annullato con rinvio il reato di associazione mafiosa (clan Accorinti di Zungri) Pantaleone Nicolino Mazzeo, 50 anni, di Mesiano di Filandari , mentre per il reato di furto l’ordinanza è stata annullata senza rinvio. Pantaleone Nicolino Mazzeo resta quindi in carcere in attesa del nuovo Riesame.

Ordinanza annullata con rinvio anche per Pasquale Tavella, 34enne di Paradisoni di Briatico, coinvolto nell’operazione antimafia Rinascita-Scott con l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa. Il mese scorso era uscito dal carcere in quanto il Riesame aveva concesso gli arresti domiciliari fuori regione. Per lui, in accoglimento di un ricorso degli avvocati Giuseppe Bagnato e Francesco Sabatino, sarà necessario un nuovo Riesame (resta ai domiciliari).

Pasquale Tavella

Pasquale Tavella, secondo l’accusa, svolgendo la propria attività lavorativa all’interno di un’officina con sede a Vibo Valentia, avrebbe collaborato attivamente con gli associati del locale di ‘ndrangheta dei Mancuso di Limbadi offrendo loro un costante e concreto ausilio nel reperire ed ottenere autovetture sempre diverse, in modo da rendere più complesse e difficoltose le ricerche della polizia giudiziaria, oltre che la bonifica di autovetture dove erano collocate le microspie.

Sempre la Cassazione, in accoglimento di un ricorso dell’avvocato Giovanni Vecchio, ha poi annullato senza rinvio l’aggravante mafiosa nei confronti di Antonio Lopez Y Royo, 46 anni, di Vibo Valentia. Annullamento con rinvio, invece, sulle esigenze cautelari. Lopez Y Royo – che resta quindi ai domiciliari – è accusato insieme agli imprenditori Mario e Maurizio Artusa, Gianfranco Ferrante ed Emma Scarpino, per il reato di turbata libertà degli incanti, mentre insieme a Mario Artusa è poi indagato anche per il reato di trasferimento fraudolento di valori per l’intestazione fittizia di  un’auto. Altra contestazione si riferisce al reato di ricettazione.

Annullamento senza rinvio, infine, per Paolo De Domenico, 51 anni, di Messina, coinvolto anche lui nell’inchiesta antimafia denominata “Rinascita-Scott”. Difeso dall’avvocato Giovanni Vecchio, nel marzo scorso aveva lasciato il carcere per i domiciliari ma ora la Cassazione ha annullato in toto la misura cautelare e Paolo De Domenico è così ritornato in totale libertà. De Domenico è accusato di aver posto in essere, mentre era detenuto in carcere, atti persecutori nei confronti di un detenuto straniero. Le condotte contestate a Paolo De Domenico, dal giugno al settembre del 2017, sono mosse in concorso con il boss di Zungri Giuseppe Accorinti, anche lui detenuto all’epoca dei fatti nel carcere di Vibo Valentia.

La Cassazione ha poi annullato senza rinvio la contestata aggravante mafiosa (metodo ed agevolazione) mossa nei confronti di Domenico Crudo, 23 anni, di Vena Superiore, accusato di favoreggiamento personale (difeso dall’avvocato Diego Brancia). Secondo l’accusa, dopo aver subìto il danneggiamento della propria autovettura e della propria abitazione avvenuti in data 14 gennaio 2018 a colpi di pistola, avrebbe omesso di riferire ai carabinieri importanti notizie utili alla ricostruzione dei fatti e della rissa avvenuta la sera precedente, aiutando così di fatto Domenico Macrì, Francesco Antonio Pardea, Giuseppe Camillò, Domenico Camillò, Luigi Federici e Vincenzo Tassone, tutti di Vibo, ad eludere le investigazioni. Nel gennaio scorso dal carcere era passato agli arresti domiciliari dove rimane.

Annullamento senza rinvio anche per Francesco Pugliese, 32 anni, detto Willy, di Vibo Valentia, accusato del reato di associazione mafiosa. E’ il figlio di Rosario Pugliese, alias “Cassarola”, attualmente latitante. Francesco Pugliese, accusato del reato di associazione mafiosa, ha quindi lasciato il carcere. La Cassazione nel suo caso ha accolto le argomentazioni sviluppate dai difensori avvocati Francesco Lione e Francesco Moretti, coadiuvati nel giudizio davanti alla Suprema Corte dall’avvocato Francesco Lojacono.