Operazione “Rimpiazzo”: le accuse del collaboratore Arena a Pino Galati e Benito La Bella

Il collaboratore di giustizia delinea il ruolo di vertice di “Pino Il Ragioniere” e di colui che viene definito come l’imprenditore del clan dei Piscopisani dedito al traffico di cocaina “ad alti livelli”
Il collaboratore di giustizia delinea il ruolo di vertice di “Pino Il Ragioniere” e di colui che viene definito come l’imprenditore del clan dei Piscopisani dedito al traffico di cocaina “ad alti livelli”
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Continuano le rivelazioni del nuovo collaboratore di giustizia, Bartolomeo Arena, sul clan dei Piscopisani e diversi sono i particolari inediti che sono ora entrati a far parte dell’inchiesta “Rimpiazzo” portata a termine dalla Squadra Mobile di Vibo Valentia. Ad iniziare dal ruolo di due personaggi ritenuti di peso all’interno dell’organigramma del clan: Giuseppe Galati, detto “Pino il Ragioniere”, 56 anni, e Benito La Bella, 32 anni, anche lui di Piscopio. [Continua]

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Pino Galati, alias “Il Ragioniere”

Posso dire che Pino Galati era già membro della vecchia Società di Piscopio, oltre ad essere stato uno dei fondatori del nuovo Locale riconosciuto da Polsi. Per quanto a mia conoscenza – rivela il collaboratore – Galati occupava il massimo livello dell’articolazione, con un ruolo addirittura più alto di quello di Nazzareno Fiorillo. Conosco Galati da tantissimo tempo, sin da quando faceva da autista a LO Antonio Lo Giudice negli anni ‘90”. Si tratta dello stesso Antonio Lo Giudice che più collaboratori di giustizia (Arena, Mantella, Emanuele Mancuso) indicano come ucciso nelle campagne di Zungri insieme a Roberto Soriano dai boss Giuseppe Accorinti e Saverio Razionale.

Battaglia fiorillo

“Pino Galati è stato, da sempre – riprende Bartolomeo Arena – il  punto di riferimento dei Battaglia-Fiorillo, sicché quando si decise di aprire il Locale, penso che l’idea di coinvolgerlo, in quanto soggetto di esperienza criminale, sia stata la loro. Che le cose siano andate così lo so per certo in quanto, sin da quando andavamo a trovare Domenico Oppedisano, questo ci parlava di Galati”. Si tratta di Domenico Oppedisano di Rosarno, ritenuto al vertice della ‘ndrangheta e – in un determinato arco temporale (sino al 2010) “custode delle regole” dell’intera organizzazione criminale calabrese. “Inoltre quando vi erano incontri, specie nel corso dei matrimoni ai quali prendeva parte anche mio zio Domenico Camillò, il Galati era sempre presente. Galati – ad avviso del collaboratore – aveva un approccio differente rispetto ai Battaglia-Fiorillo che avevano estrema facilità ad utilizzare le armi. Galati era più diplomatico e, anche per queste sue capacità aveva il rispetto dei più giovani.

Salvatore Morelli

Galati aveva peraltro ottimi rapporti con tutti, sebbene successivamente all’operazione Crimine fosse divenuto piuttosto cauto, evitando di farsi vedere troppo in giro. Ricordo che, in un’occasione, il mio gruppo era intenzionato ad eseguire un’estorsione ai danni di un dentista di Vibo Valentia, tale Fusca, per realizzare la quale aveva inviato una lettera al professionista, dal contenuto minatorio, invitandolo a mettersi a posto con gli amici di Vibo. Ciò avveniva nel medesimo periodo in cui venivano mandate le lettere minatorie a Mirabello e ad altri, se non erro dalla fine del 2017 ad oggi. In quel frangente ricordo che Galati saliva a Vibo e si recava da Salvatore Morelli per chiedergli la cortesia di non proseguire nell’attività estorsiva in quanto si trattava di una persona vicina a loro, che si metteva a disposizione e che ci avrebbe potuto curare gratuitamente. Morelli, quindi, informava me e Francesco Antonio Pardea – e di conseguenza tutti gli altri del gruppo – di questa richiesta di Galati e, comunemente, decidevamo di non portare a termine l’estorsione. Ciò fa comprendere chiaramente – sottolinea Bartolomeo Arena – il grado di rispetto che nutrivamo nei riguardi di Galati, atteso che se avessimo voluto avremmo certamente potuto concludere l’estorsione trattandosi di un professionista attivo nel territorio di nostra competenza”.

Pino Galati è rimasto coinvolto nel 2010 nell’operazione antimafia “Crimine” della Dda di Reggio Calabria ed è stato riconosciuto in via definitiva quale “capo-società” del clan dei Piscopisani. E’ stato nuovamente arrestato ad aprile del 2019 nell’ambito dell’inchiesta “Rimpiazzo” della Dda di Catanzaro.

Bartolomeo Arena si sofferma poi su Benito La Bella, 32 anni, indagato a piede libero nell’operazione “Rimpiazzo” per associazione mafiosa, associazione a delinquere finalizzata al narcotraffico, spaccio di stupefacenti e concorso in estorsione aggravata dalle finalità mafiose. Viene indicato come soggetto vicino a Rosario Fiorillo, alias “Pulcino”, uno dei vertici del clan dei Piscopisani. “Benito La Bella è l’imprenditore del clan – dichiara Bartolomeo Arena – ed è inserito nei Piscopisani a tutti gli effetti ed è il pupillo di Rosario Fiorillo da sempre, sin da quando eravamo piccoli e noi ci frequentavamo. Traffica cocaina ad alti livelli ed è titolare del locale a Vibo denominato “Mamma non vuole” e di un centro scommesse a Catanzaro Lido. Dei traffici di stupefacenti di Benito La Bella sono a conoscenza per averli appresi da Giovanni Franzè, soggetto con il quale ho rapporti personali da circa 35 anni e che nelle prime doti di ‘ndrangheta portava il nome di mio padre”. Si tratta di Giovanni Franzè, 58 anni, di Stefanaconi, anche lui coinvolto nell’inchiesta Rinascita-Scott.

Nazzareno Franzè (Paposcia)

Una volta, credo circa dieci anni fa, nel locale di La Bella vi fu uno scontro tra Michele Manco, Leonardo Manco, Nazzareno Franzè, detto Paposcia, Damiano Pardea da un lato, con Rosario Battaglia, Rosario Fiorillo e Benito La Bella dall’altro, a seguito del quale gli ultimi tre ebbero la peggio. Successivamente, per ritorsione – conclude Bartolomeo Arena – venne inviato Benito La Bella a sparare contro un furgone di Nazzareno Franzè. Lo scontro tra i due gruppi si arrestava a questo livello solo perché Nazzareno Franzè è cugino di Andrea Mantella”.

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