martedì,Maggio 18 2021

‘Ndrangheta: “Imponimento”, il gip di Vibo lascia in carcere altri sette indagati

Restano detenuti il costruttore Caridà, Facciolo, Lo Bianco e Mallamace. Atti restituiti alla Dda che dovrà ora avanzare una richiesta di misura cautelare al gip distrettuale

‘Ndrangheta: “Imponimento”, il gip di Vibo lascia in carcere altri sette indagati
Francesco Mallamace

Il gip del Tribunale di Vibo Valentia, Francesca Del Vecchio, non ha convalidato il fermo della Dda di Catanzaro in relazione all’operazione antimafia “Imponimento” esaminando la posizione di altri sette fermati per i quali ha però emesso ordinanza di custodia cautelare in carcere. La decisione è arrivata nella tarda serata di ieri. Restano, pertanto, detenuti: il costruttore Francesco Caridà, 52 anni, di Pizzo Calabro (avvocato Giovanni Vecchio); Domenico Ciconte, 52 anni, di Sorianello (imprenditore boschivo); Vincenzo Cutrullà, 59 anni, di Pizzo; Antonio Facciolo, 61 anni, originario di Francavilla Angitola ma residente a Vibo; Marco Galati, 54 anni, residente a Muri (Svizzera); Domenico Lo Bianco, 58 anni, di Vibo Valentia (figlio del defunto boss Carmelo Lo Bianco, detto “Piccinni”, e fratello di Paolino Lo Bianco. E’ difeso dall’avvocato Santo Cortese); Francesco Mallamace, 43 anni, di Vibo Valentia. [Continua]

Il gip si è al contempo dichiarata funzionalmente incompetente (essendo i reati aggravati dalle modalità mafiose) ed ha quindi trasmesso gli atti alla Dda di Catanzaro che avrà ora venti giorni di tempo per chiedere al gip distrettuale una misura cautelare.

Le accuse. Per Francesco Caridà, Antonio Facciolo, Marco Galati, Vincenzo Cutrullà, Francesco Mallamace, l’accusa è quella di concorso in associazione mafiosa (clan Anello di Filadelfia). In particolare, Francesco Caridà avrebbe operato direttamente sui cantieri di interesse del sodalizio, occupandosi di recapitare ad altri sodali ovvero ad appartenenti di altre consorterie, messaggi provenienti dai vertici dell’organizzazione. Avrebbe inoltre permesso al sodalizio di mantenere un canale comunicativo con gli imprenditori vittime delle pretese estorsive, rendendosi  disponibile per operazioni finalizzate all’acquisizione da parte della cosca di attivitàimprenditoriali ed immobili, in maniera schermata.

Marco Galati, insediatosi in Svizzera, ed in stretto e diretto contatto con Carmelo Masdea, avrebbe collaborato con quest’ultimo ponendosi in tal modo adisposizione dell’organizzazione.

Antonio Facciolo sarebbe invece stato l’imprenditore di riferimento per il sodalizio nel settore turistico-alberghiero “Già precedentemente gravitante nell’orbita della cosca Bonavota di Sant’Onofrio, avrebbe fornito uno stabile contributo alla vita dell’associazione mafiosa con funzioni organizzative nello specifico settore di interesse della cosca Anello. Avrebbe anche cercato di mediare fra i fratelli Stillitani e le imprese a cui costoro affidavano in gestione i loro villaggi turistici. Si sarebbe inoltre impegnato a far votare Franscantonio Stllitani alle elezioni regionali del 2005 riconoscendo all’organizzazione un contributo in denaro in ragione delle attività imprenditoriali oggetto di tutela mafiosa e dei servigi resi dal sodalizio.

Vincenzo Cutrullà è accusato di essere in diretto contatto con i vertici dell’organizzazione (in particolare il boss Rocco Anello ed i fratelli Giuseppe e Vincenzino Fruci di Acconia di Curinga), consentendo al sodalizio di mantenere la propria influenza ed il controllo sul territorio nella zona di Pizzo, segnalando eventuali problematiche agli Anello e collaborando per la risoluzione delle controversie, anche promuovendo incontri con esponenti di altre articolazioni criminali (quali, tra gli altri, Pardea Domenico, alias Ranisi, esponente del “locale” di Vibo ma collegato agli Anello, e Giuseppe Barbieri per contro del clan Bonavota di Sant’Onofrio).

Francesco Mallamace sarebbe stato l’imprenditore di riferimento del clan Anello, garantendo al sodalizio, che gli consentiva di accedere ad importanti appalti e commesse, l’infiltrazione nei settori imprenditoriali di “elezione” dell’associazione criminale, quali quello edilizio e del taglio boschivo.

L’altro gip del Tribunale di Vibo, Marina Russo, si è invece pronunciato con il medesimo risultato per: Francescantonio Stillitani, 67 anni, di Pizzo, imprenditore ed, ex sindaco di Pizzo ed ex consigliere ed assessore regionale; Emanuele Stillitani, 65 anni, di Pizzo (imprenditore fratello di Francescantonio); Francescantonio Tedesco, 52 anni, di Vibo, residente a Ionadi, architetto ed ex consigliere comunale di Vibo; Massimo Gugliotta, 31 anni, di Curinga; Daniele Prestanicola, 38 anni, di Maierato; Giuseppe Ruccella, 39 anni, di Filogaso; l’ex sindaco di San Gregorio d’Ippona Filippo Ruggiero, 63 anni; Domenico Tripodi, 53 anni, di Portosalvo.

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