Omicidio ex candidato a sindaco di Dinami: al via il processo a Catanzaro

Per il delitto di Giuseppe Cricri, ucciso e bruciato nel 2013, sono comparsi dinanzi alla Corte d’Assise Liberata Gallace e Fiore D’Elia, entrambi di Gerocarne

Per il delitto di Giuseppe Cricri, ucciso e bruciato nel 2013, sono comparsi dinanzi alla Corte d’Assise Liberata Gallace e Fiore D’Elia, entrambi di Gerocarne

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E’ iniziato stamane dinanzi alla Corte d’Assise di Catanzaro il processo che vede imputati Liberata Gallace, 52 anni, e Fiore D’Elia, 64 anni, entrambi di Gerocarne, accusati dell’omicidio di Giuseppe Cricri, ex candidato a sindaco del Comune di Dinami nelle amministrative del maggio 2013 ritrovato carbonizzato nella sua auto il 22 ottobre 2013. 

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I giudici hanno ammesso tutte le prove richieste dalla Procura di Vibo Valentia e dalla difesa dei due imputati. L’avvocato di parte civile, Giovanni Vecchio, ha invece prodotto alla Corte la recente sentenza datata 8 settembre con la quale il gup del Tribunale di Vibo Valentia, Lorenzo Barracco, ha condannato Alfonsino Ciancio, 28 anni (difeso dagli avvocati Bruno Ganino e Rosario Lopreiato) alla pena di anni 30 di reclusione, ritenendolo come uno dei responsabili dell’omicidio di Giuseppe Cricri.

 Giuseppe Damiano Cricri (in foto), 48enne di Melicuccà di Dinami, è stato ucciso e bruciato all’interno della sua auto nelle campagne di Acquaro. La vittima avrebbe avuto una relazione sentimentale con Liberata Gallace, a sua volta separata ma che continuava a vivere col suo ex marito nella stessa casa insieme ai loro tre figli. La donna non avrebbe accettato la fine della relazione con Cricrì per via di una donna romena

Secondo la tesi accusatoria, la vittima nel corso dell’incontro con Liberata Gallace, era stata colpita al volto con un oggetto contundente (come acclarato dagli accertamenti medico-legali) così violentemente e ripetutamente da causargli la morte. Successivamente, la donna con l’ausilio di suo figlio, Alfonsino Cianciononché dell’amante, Fiore D’Elia, è accusata di aver collocato il cadavere di Cricrì all’interno dell’autovettura della stessa vittima, sui sedili posteriori, trasportandolo in una stradina di campagna che si dirama dalla S.P.4 (Acquaro – Dinami) a Limpidi di Acquaro, località Petrignano, del tutto priva di illuminazione e dove, con della benzina procurata in precedenza, è stato dato fuoco al cadavere e al veicolo che l’indomani sono stati rinvenuti carbonizzati.

Dopo l’ammissione delle prove e la costituzione delle parti in giudizio, il processo dinanzi alla Corte d’Assise di Catanzaro è stato rinviato al 16 ottobre prossimo.