Omicidio a Galatro: giudizio immediato per quattro vibonesi

Per evidenza della prova il gup del Tribunale di Palmi dispone il processo in Corte d’Assise saltando l’udienza preliminare. La vittima uccisa con un fucile da caccia

Per evidenza della prova il gup del Tribunale di Palmi dispone il processo in Corte d’Assise saltando l’udienza preliminare. La vittima uccisa con un fucile da caccia

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Subito a processo in Corte d’Assise saltando l’udienza preliminare per evidenza della prova. E’ quanto dispone il decreto di giudizio immediato del gup del Tribunale di Palmi, Carlo Indelicati, per l’omicidio di Michele Franzè, 69 anni, ucciso il 9 gennaio 2014 nella sua abitazione rurale sita in contrada Salice nel comune di Galatro, nel Reggino. Il giudizio immediato è stato disposto per i fratelli Daniele e Giuseppe Matalonerispettivamente di 27 e 30 anni, entrambi di Monsoreto di Dinami, nel Vibonese, accusati dell’omicidio di Michele Franzè, sparato con quattro di fucile da caccia calibro 12 a carica multipla che ne hanno cagionato la morte per insufficienza respiratoria acuta da shock meta-emorragico da lesioni multiple a livello del cranio, dell’addome e del torace. Con l’aggravante di aver commesso il fatto per contrasti di natura economica insorti alla fine dell’anno 2013 e per via della decisione della vittima di interrompere la fornitura gratuita di energia elettrica e di acqua in loro favore.

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I due fratelli Matalone sono poi accusati di detenzione illegale e porto in luogo pubblico di un’arma da fuoco, ovvero il fucile da caccia calibro 12 a carica multipla.

 Del reato di calunnia deve invece rispondere Filomena Sirgiovanni, 51 anni, madre dei fratelli Matalone, poiché nel corso di dichiarazioni rese ai carabinieri della Compagnia di Gioia Tauro, incolpava l’omonima cugina – pur sapendola innocente – del delitto di Michele Franzè. L’indagata Filomena Sirgiovanni, per gli inquirenti era inoltre legata da una relazione sentimentale con la vittima. E’ difesa dall’avvocato Francesco Stilo.

Del reato di favoreggiamento personale deve infine rispondere Carlo Mercuri, 27 anni, di Dinami, che avrebbe aiutato i fratelli Matalone ad eludere le investigazioni raccontando fatti che, ad avviso degli inquirenti, non corrispondono a verità. Mercuri è difeso dall’avvocato Domenico Infantino.

Il processo è stato fissato per il 27 novembre prossimo dinanzi alla Corte d’Assise di Pami.

Richiesta di incidente probatorio. Intanto l’avvocato Francesco Stilo, che insieme all’avvocato Domenico Chindamo difende i fratelli Matalone, ha inoltrato al giudice una richiesta di “incidente probatorio” al fine di “cristallizzare” alcune prove e dimostrare l’estraneità dei suoi assistiti al fatto di sangue evitando l’inquinamento delle prove stesse. Si tratta in particolare della testimonianza di alcune persone.

I due fratelli Matalone sono stati arrestati nel giugno scorso e sono detenuti nel carcere di Vibo Valentia.

Le indagini. Nel corso delle investigazioni sono state raccolte numerose fonti di prova che hanno consentito innanzitutto di collocare i due indagati nel luogo dell’omicidio in un arco temporale compatibile con l’ora di commissione del delitto. L’attenta analisi delle dichiarazioni rese dai testimoni incrociate con il contenuto delle intercettazioni hanno permesso di smascherare – ad avviso degli inquirenti e del gip – il piano elaborato dagli indagati e finalizzato a costruirsi falsi alibi che potessero di volta in volta giustificare gli indizi emersi nei loro confronti. Ciò è accaduto, in un primo momento, allorquando i fratelli Matalone avrebbero tentato di giustificare le tracce di polvere da sparo, rinvenute sui loro indumenti poco dopo l’omicidio, con il fatto di essersi recati il giorno prima ad una battuta di caccia, circostanza, questa, non riscontrata dagli investigatori che invece sono riusciti a dimostrarne l’infondatezza.

Poi, in un secondo momento, quando Daniele Matalone (il primo in foto), per confutare l’ipotesi investigativa secondo cui i colpi di arma da fuoco diretti verso Michele Franzè potevano aver investito anche il killer o i killer che avevano imbracciato l’arma del delitto, per giustificare una ferita rilevata sulla sua fronte nell’immediatezza dei fattiriferiva di essersela procurata a seguito di un incidente sul lavoro occorsogli il giorno precedente all’omicidio. Anche in questo caso le indagini avrebbero consentito di dimostrare che quanto dichiarato da Matalone non corrisponderebbe al vero.