Mafia, politica ed elezioni a Limbadi e Briatico: gli atti delle inchieste e i candidati

Le relazioni delle Commissioni di accesso prefettizie, la sentenza “Costa Pulita”, il pericolo di infiltrazioni mafiose, i legami e i profili degli aspiranti amministratori tracciati dagli investigatori
Le relazioni delle Commissioni di accesso prefettizie, la sentenza “Costa Pulita”, il pericolo di infiltrazioni mafiose, i legami e i profili degli aspiranti amministratori tracciati dagli investigatori
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Nicola Gratteri in conferenza stampa per Rinascita-Scott

Legalità, trasparenza, ripudio di qualunque forma di delinquenza – organizzata e non – , sviluppo, lavoro, buona amministrazione. Sono alcuni dei concetti-chiave ribaditi da tutti i candidati nei programmi elettorali in vista delle prossime elezioni amministrative. Fra il dire e il fare c’è però spesso di mezzo il mare e nel caso di due Comuni chiamati al voto il 20 e 21 settembre ci sono atti delle Commissioni di accesso, relazioni della Prefettura, relazioni del Ministero dell’Interno, sentenze dei giudici e relazioni delle forze dell’ordine che raccontano uno spaccato per nulla rassicurante. In due Comuni del Vibonese in particolare – Limbadi e Briatico – spulciando fra le liste elettorali ed i candidati si trovano tanti fatti interessanti. [Continua]

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La premessa. E’ bene premettere che la responsabilità penale nel nostro ordinamento giuridico è personale e quindi le eventuali “colpe” dei padri (o dei congiunti) non possono ricadere sui figli e viceversa. Ma è anche vero che un Consiglio comunale per legge si scioglie prescindendo da eventuali responsabilità penali, ma anche solo per una serie di rapporti (pure solo di parentela), legami, cointeressenze, vicinanza e mancate prese di distanze fra gli amministratori e la criminalità organizzata. Rapporti e comportamenti che spesso finiscono per svilire irrimediabilmente l’immagine e il prestigio che un ente locale – il Comune, in questo caso – deve per legge pur sempre mantenere.

I candidati a Limbadi e Briatico. Fatte queste premesse, è normale che l’attenzione maggiore è rivolta in centri come Limbadi e Briatico i cui organi elettivi sono stati da ultimo commissariati per infiltrazioni mafiose. Limbadi, in particolare, è al suo secondo scioglimento per infiltrazioni mafiose (1984 e 2018) mentre una terza proposta favorevole allo scioglimento inoltrata dalla Prefettura di Vibo negli scorsi anni non ha superato il vaglio del Ministero dell’Interno. Il Municipio di Briatico è stato invece commissariato ben tre volte per infiltrazioni mafiose (2003, 2012 e 2018). Diventa quindi interessante leggere con attenzione i vari candidati a sindaco e al Consiglio comunale per capire cosa emerge dagli atti.

Rosalba Sesto

I candidati a Limbadi. Candidata alla carica di sindaco con la lista “Limbadi Libera e democratica” è la dottoressa Rosalba Sesto, già consigliere comunale di minoranza nel disciolto (per infiltrazioni mafiose) Consiglio che ha posto fine nel 2018 all’amministrazione guidata dal sindaco Pino Morello. Nella relazione della Commissione di accesso agli atti del Comune di Limbadi (ma anche agli atti del ricorso al Tar) si dà atto che la stessa è coniugata con Bruzzaniti Aurelio, fratello di Bruzzaniti Giovanni Antonio, nato ad Africo (Rc), quest’ultimo soggetto noto alle forze dell’ordine che lo ritengono vicino al clan di Africo”. In altri atti come la relazione della Commissione di accesso agli atti che ha portato nel 2005 al commissariamento per infiltrazioni mafiose dell’Asl di Locri (relazione richiamata anche nell’ordinanza del gip di Reggio Calabria relativa all’inchiesta “Onorata Sanità”) su Bruzzaniti Giovanni (cognato, quindi, della candidata a sindaco di Limbadi Rosalba Sesto) è invece scritto testualmente che: “agli atti si rilevano delle vicende giudiziarie per associazione di tipo mafioso, traffico di sostanze stupefacenti, estorsione, sequestro di persona, reati inerenti l’ordine pubblico, violenza, reati contro la P.A., violazioni delle leggi di P.S. ed altro. E’ figlio di Rosario Bruzzaniti (Africo, 05.10.1924), pregiudicato, ritenuto limitatamente agli atti d’ufficio vicino alla cosca mafiosa denominata Morabito-Bruzzaniti-Palamara, capeggiata da Morabito Giuseppe cl. 1934, alias Tiradrittu, in atto detenuto”.

La sentenza “Costa Pulita” e il figlio della candidata. Negli atti relativi all’operazione antimafia “Costa Pulita” della Dda di Catanzaro, largo spazio trova poi un’altra vicenda che vede protagonista Rosario Bruzzaniti, figlio della candidata a sindaco di Limbadi Rosalba Sesto. Se ne occupa direttamente il giudice nella sentenza con rito abbreviato nei confronti di 30 imputati le cui motivazioni sono state depositate nel luglio scorso.

Pantaleone Mancuso (Scarpuni)

Al centro della vicenda, l’interesse del boss Pantaleone Mancuso, detto Scarpuni, e di Antonino Accorinti (ritenuto il boss di Briatico) per i lavori della Tangenziale Est di Vibo. Ecco cosa scrive il giudice in sentenza: Dalle conversazioni intercettate al bar Tony di Nicotera Marina emerge il tentativo di Mancuso ed Accorinti di infiltrarsi, tramite un’impresa di loro fiducia, nei lavori di completamento della Tangenziale Est di Vibo Valentia. In particolare, in data 16.02.2013 recatosi a colloquio da Scarpuni accompagnato dal fidato Marchese Francesco, Accorinti riferiva che se gli avesse indicato il direttore dei lavori, lo avrebbe potuto “avvicinare”. A tal fine, il giorno successivo, Mancuso Pantaleone “convocava” al bar Sisto Albino, impiegato tecnico presso il Comune di Ricadi, cui chiedeva il nome dell’ingegnere che si stava occupando della “strada per Stefanaconi”, asserendo che c’era un amico (Accorinti Antonino) che poteva “avvicinare” tutti e due (evidentemente Lele Fusca e l’ ingegnere); Albino – sottolinea la sentenza – chiamava subito l’ing. Bruzzaniti Rosario (nato il 12/03/1984 e residente a Limbadi) che, intervenuto al bar, riferiva che ai lavori della strada, “oltre all’impresa” stava lavorando tal Chiaromonte, precisando che era in programma uno stanziamento di altri 7 milioni di euro. A quel punto, Marchese e Albino concordavano con Bruzzaniti un appuntamento nel tardo pomeriggio a Santa Domenica di Ricadi affinché, come richiestogli, l’amico Nino Accorinti potesse parlagli dei lavori della Tangeziale Est. Dopo aver fissato l’appuntamento, Bruzzaniti Rosario lasciava la sala.

Antonino "Nino" Accorinti
Antonino Accorinti

Dopo aver ulteriormente conversato con Lo Iacono Giancarlo – scrive ancora il giudice in sentenza – Albino veniva raggiunto da Mancuso Pantaleone, che chiedeva conferma del fissato appuntamento e gli esplicitava il motivo del suo tergiversare ossia far riferire dal suo interlocutore a Nino Accorinti di prendere accordi per creare una “provvigione” da far finire nelle tasche del Mancuso, ovviamente a titolo di mazzetta”. Ascoltato dagli inquirenti sulla vicenda, Rosario Bruzzaniti ha dichiarato di aver conosciuto “Mancuso Pantaleone tramite Albino Sisto e di averlo incontrato tra fine 2012 ed inizio 2013 in un bar di Nicotera Marina denominato Tony Bar, quando si era salutato con Mancuso essendo stato chiamato da Albino a farlo”.

Il giudice in sentenza. Scrive ancora il gip distrettuale Pietro Carè in sentenza: La vicenda in commento si segnala per la pericolosa contiguità, o addirittura la collusione, con la criminalità organizzata di soggetti dell’imprenditoria (Fusca Michele), delle amministrazioni pubbliche (Sisto Albino, impiegato nel settore tecnico del Comune di Ricadi) o delle professioni (l’ing. Bruzzaniti Rosario)”. Da precisare che al termine del processo “Costa Pulita” con rito abbreviato, Antonino Accorinti è stato condannato a 14 anni e 8 mesi, Francesco Marchese di Briatico a 6 anni e 8 mesi, Giancarlo Lo Iacono di Zambrone a 8 anni. Pantaleone Mancuso (boss di Limbadi e Nicotera Marina) e l’imprenditore Lello Fusca sono invece ancora imputati dinanzi al Tribunale di Vibo con il rito ordinario. Sisto Albino e Rosario Bruzzaniti non sono indagati nell’inchiesta Costa Pulita.

I candidati al Consiglio comunale di Limbadi. Agli atti delle inchieste si trovano riferimenti anche a due candidati della lista “Limbadi Libera e democratica”, mentre il figlio di un terzo candidato è stato a lungo intercettato (inchiesta “Black money”) mentre dialogava con il boss Pantaleone Mancuso (detto “Vetrinetta”) nel casolare di quest’ultimo. Il giovane (figlio di un odierno candidato al Consiglio comunale), secondo quanto accertato dai carabinieri del Ros era giunto nel casolare a bordo dell’auto intestata alla suocera, ovvero una delle figlie del defunto Ciccio Mancuso, patriarca e fondatore dell’omonimo clan.

Pantaleone Mancuso (Vetrinetta)

Uno dei candidati a consigliere comunale (già in lista nel 2015) è stato invece controllato in auto nel 2007 dalle forze dell’ordine in compagnia di un pregiudicato di Nicotera, mentre nel 2008 è stato controllato in compagnia di uno dei figli del boss Cosmo Michele Mancuso. L’altro candidato al Consiglio comunale (anche lui in lista pure nel 2015) nel gennaio 2012 si è invece visto respingere dalla Prefettura di Vibo un ricorso contro un provvedimento della Questura che nel 2011 gli ha negato la licenza per porto d’armi per il tiro a volo in assenza del requisito della buona condotta, non dando affidamento di non abusare delle armi”. Tale aspirante consigliere comunale è stato controllato nel 2006 dai carabinieri in compagnia del nipote del defunto boss Pantaleone Mancuso (“Vetrinetta”). Tale nipote del defunto boss ha precedenti per spaccio di stupefacenti e detenzione illegale di armi. L’aspirante consigliere comunale è stato poi controllato altre tre volte con un altro nipote di Pantaleone Mancuso noto alle forze dell’ordine per falsificazione di monete. Secondo le risultanze investigative dei carabinieri del Ros di Catanzaro – confluite nell’inchiesta “Black money” – tale candidato consigliere era anche presente (ed è stato fotografato dai carabinieri) al matrimonio in chiesa a Limbadi della figlia del boss Pantaleone Mancuso (“Vetrinetta”).
Altra candidata al consiglio comunale è invece la figlia di un imputato dell’operazione “Rinascita-Scott”.

Pantaleone Mercuri

Il candidato a sindaco Pantaleone Mercuri. Dal 21 luglio scorso nell’ambito dell’operazione antimafia della Dda di Catanzaro denominata “Imponimento” è indagato Giuseppe Mercuri, 44 anni, di Limbadi, nipote (figlio del fratello) dell’aspirante primo cittadino Pantaleone Mercuri, candidato alla guida della lista “Risorgi Limbadi” in contrapposizione a Rosalba Sesto. Giuseppe Mercuri è accusato del reato di assistenza agli associati (con l’aggravante mafiosa) in quanto avrebbe messo a disposizione del boss di Filadelfia, Rocco Anello, di Nicola Monteleone, Daniele Prestanicola e Giovanni Anello (tutti arrestati e ritenuti contigui al clan di Filadelfia) la propria persona ed il proprio apparecchio cellulare, fornendo loro assistenza e facendosi strumento per incontri riservati tra loro e con esponenti di altri clan quali Giuseppe Rizzo, quest’ultimo nipote del boss Luigi Mancuso e per il quale pende richiesta di rinvio a giudizio nell’operazione Rinascita-Scott. In particolare, gli inquirenti il 17 maggio 2017 hanno monitorato un incontro fra il boss Rocco Anello, Nicola Monteleone e Giuseppe Rizzo organizzato, secondo una prassi già consolidata, mediante Mercuri Giuseppe che in quelle occasioni – ha sottolineato la Dda – era solito fare da tramite tra il capocosca di Filadelfia e Giuseppe Rizzo”.

Cosmo Michele Mancuso

Il candidato a consigliere della lista “Risorgi Limbadi”. Aspirante consigliere comunale per la compagine “Risorgi Limbadi” troviamo anche candidato chi non fa mistero sui social network della sua amicizia (immortalato in diverse foto pubbliche) con uno dei figli del boss Cosmo Michele Mancuso. Nessun reato, certo, ma se si aspira a ricoprire l’incarico elettivo di consigliere comunale – alla luce della normativa antimafia vigente sullo scioglimento degli enti locali – tali tipi di legami potrebbero costituire più di un problema, soprattutto per via del fatto che lo stesso aspirante consigliere nel gennaio del 2015 è stato controllato dai carabinieri all’interno di un’abitazione in compagnia di un soggetto noto alle forze dell’ordine ed arrestato nel marzo 2013 per la detenzione di 350 grammi di marijuana. Da ricordare, infine, che il Comune di Limbadi esce da un commissariamento per infiltrazioni mafiose.

Costantino Massara

Il record di Briatico e l’aspirante sindaco Massara. Gli organi elettivi del Comune di Briatico sono stati sciolti ben tre volte e la prima volta proprio con un’amministrazione guidata quale sindaco da Costantino Massara che nell’ultima amministrazione ha ricoperto invece la carica di assessore. Una scelta, quest’ultima, “censurata” anche dal giudice nelle recenti motivazioni della sentenza in abbreviato del processo nato dall’operazione “Costa Pulita”. Esponente di primo piano in Calabria del movimento politico “Fare” fondato dall’ex sindaco di Verona, Flavio Tosi, Costantino Massara si ricandida a sindaco con la lista civica “Briatico nel cuore”. Molteplici gli addebiti che gli sono stati mossi con la relazione di scioglimento del 2003, dall’ingerenza mafiosa del clan Accorinti nella redazione del Piano regolatore agli affidamenti diretti dei lavori in favore delle imprese dei Bonavita, dalle irregolarità nelle sanzioni amministrative alle lottizzazioni sino alla presenza nella giunta Massara quale vicesindaco di Vincenzo Franco Accorinti, fratello del boss Antonino Accorinti e di assessori come Filippo Niglia (genero dell’assassinato Italo Greco, quest’ultimo pluripregiudicato per triplice omicidio, nonché cognato di Nicola Greco, pure lui ucciso) attualmente sotto processo in “Costa Pulita”. Ottanta pagine di relazione della Commissione di accesso agli atti che rimarcano affari, condizionamenti e stretti rapporti fra la criminalità organizzata e la politica locale. Anche nell’ultima relazione di scioglimento degli organi elettivi per infiltrazioni mafiose (2018) si fa riferimento alla figura di Costantino Massara.

Pino Bonavita catturato a Praga
Pino Bonavita

I controlli di Massara con Accorinti e Bonavita. Medico di professione, dalle relazioni delle Commissioni di acceso agli atti risulta (quella del 2011, ad esempio) che Costantino Massara è stato controllato dalle forze dell’ordine nel 1999 in compagnia del pregiudicato Pino Bonavita (ritenuto il boss di Briatico ed attualmente sotto processo per “Costa Pulita”) e Cesare Grillo, quest’ultimo ucciso il 26 gennaio del 2000. Nel settembre del 2000 Massara è stato invece controllato con il pregiudicato Antonino Accorinti (ritenuto a capo dell’omonimo clan e condannato a 14 anni in Costa Pulita), mentre nel 2001 è stato controllato a San Costantino unitamente a Pino Bonavita e Antonino Accorinti.

Comune di Briatico

I consiglieri della lista “Briatico nel cuore”. Fra gli aspiranti consiglieri comunali con Massara sindaco vi è poi chi nella relazione di scioglimento per infiltrazioni mafiose del 2012 (amministrazione del sindaco Francesco Prestia) viene segnalato come facente parte nel 2002/2003 (quale consigliere comunale) della disciolta amministrazione Massara (ricandidato ma non eletto nel 2010 a sostegno del sindaco Prestia), mentre altro attuale aspirante consigliere comunale è fratello di un consigliere di maggioranza dell’amministrazione Massara sciolta per infiltrazioni mafiose che, a sua volta, si è ricandidato pure nel 2010 con Prestia sottoscrivendo e perdendo nel 2013 il ricorso al Tar contro il decreto di scioglimento per infiltrazioni mafiose degli organi elettivi dell’ente.
Altra candidata è invece sorella dell’ex presidente del Consiglio comunale nell’amministrazione Prestia poi sciolta per mafia, dimissionario il 12 agosto del 2011 e poi assessore con Andrea Niglia sindaco. Anche tale ultima amministrazione Niglia (2014) è stata poi sciolta per infiltrazioni mafiose. Nella sentenza “Costa Pulita”, inoltre, il giudice ha scritto a chiare lettere che tale consigliere comunale (poi presidente del Consiglio) nel 2010 è stato sostenuto elettoralmente da Salvatore Prostamo (condannato a 8 anni per associazione mafiosa) e Giuseppe Granato (pure lui condannato a 8 anni) non tanto per un interesse personale ma in quanto funzionale alla vittoria del candidato sindaco Prestia – si legge in sentenza – appoggiato dalla cosca.
Infine – sempre dell’ultima amministrazione Niglia – faceva parte anche altro consigliere comunale ora ricandidato con Costantino Massara sindaco.

Da sottolineare che gli accertamenti delle Commissioni di Indagine hanno evidenziato una “sostanziale continuità tra l’amministrazione retta dal sindaco Francesco Prestia e quella guidata dal sindaco Costantino Massara” ed a sua volta fra quest’ultima e quella guidata dal precedente sindaco Casuscelli Di Tocco dove Prestia figurava assessore al Bilancio e Vincenzo Franco Accorinti (poi vicesindaco con Massara) assessore ai Lavori Pubblici.

Nel processo penale “Costa Pulita“, inoltre, gli ex sindaci Francesco Prestia e Andrea Niglia sono stati condannati a 2 anni (e all’interdizione dai pubblici uffici per 5 anni) per il reato di corruzione elettorale aggravata dalle finalità mafiose.

Lidio Vallone

Il candidato a sindaco Lidio Vallone. Riferimenti alla sua figura vengono fatti dal giudice nella sentenza “Costa Pulita” in ordine al ritiro nel 2014 della sua candidatura a sindaco lasciando di fatto campo libero alla lista di Andrea Niglia la cui amministrazione nel 2018 è stata sciolta per infiltrazioni mafiose. Lidio Vallone ha però tenuto a smentire energicamente qualunque accordo o pressione quale causa della mancata presentazione della lista nel 2014, attribuendo invece il ritiro alla mancata disponibilità di alcuni candidati a correre per la competizione elettorale e quindi alla mancanza di numeri e forze in campo per completare la lista. Il nominativo di Lidio Vallone è presente nella relazione che ha portato allo scioglimento dell’amministrazione Massara. Nel 2000, infatti il consigliere comunale Fausto Arena viene arrestato nell’inchiesta “Panta Rei” della Procura di Messina per lo scandalo degli esami e le infiltrazioni mafiose nell’Università. “La vicenda di Fausto Arena – è scritto nella relazione della Commissione di accesso agli atti – sollevò polemiche in relazione alle parole di solidarietà espresse, nei confronti della sua famiglia, in sede di Consiglio comunale dal consigliere Lidio Vallone”. Fausto Arena per tale vicenda giudiziaria è stato poi condannato in sede penale a Messina. Lo stesso Fausto Arena è quindi presente anche nella relazione della Commissione di accesso agli atti che ha portato allo scioglimento per mafia nel 2012 dell’amministrazione Prestia in quanto “all’indomani della sua vittoria elettorale, con numerosi soggetti censiti penalmente ha intonato ad alta voce lo slogan “I padroni di Briatico siamo noi” per le strade del paese per festeggiare l’elezione del nuovo sindaco”.

Il capitano Marco Califano

I candidati della lista “Briatico per sempre”. Fra i candidati a consiglieri di tale lista (Vallone sindaco) si trovano anche tre strettissimi congiunti di ex amministratori di Briatico. Nel primo caso si tratta della sorella di un assessore della giunta Prestia per la quale è stata respinta la richiesta di incandidabilità in sede civile. Dalla deposizione del capitano Marco Califano (già alla guida del Nucleo Investigativo dei carabinieri di Vibo) nel processo “Costa Pulita” a Vibo è venuto fuori che gli investigatori il 9 ottobre del 2010 hanno monitorato un incontro all’hotel Marzano, sito a Briatico e di proprietà della famiglia dell’allora assessore Domenico Marzano (imputato attualmente in Costa Pulita), dove Antonino Accorinti dal 2009 al giugno 2011 era stato assunto come portiere. Allo stesso tavolo, in una stanza dell’hotel intenti a discutere, oltre ad Antonino Accorinti, i carabinieri sono riusciti a fotografare anche il marito dell’allora assessore comunale della giunta Prestia, cioè il cognato dell’attuale candidata al Consiglio comunale per la lista “Briatico per Sempre”. Tale soggetto al tavolo con Accorinti (marito dell’ex assessore e cognato dell’attuale candidata a consigliere comunale) è emerso che “presta servizio dal 2001 in società riconducibili ad Accorinti Antonio”. La stessa ex assessore è stata inoltre fra i sottoscrittori del ricorso al Tar del Lazio con il quale si chiedeva l’annullamento del decreto di scioglimento dell’amministrazione Prestia per infiltrazioni mafiose. Scioglimento invece confermato dai giudici amministrativi.

La Prefettura di Vibo

Su altro candidato della lista “Briatico per Sempre”, la relazione della Commissione di accesso agli atti sottolinea invece che si tratta del figlio di un consigliere comunale di maggioranza dell’amministrazione Massara sciolta per infiltrazioni mafiose. Tale aspirante consigliere, secondo quanto dichiarato in atti da una dirigente della Sorical le è stato segnalato direttamente dal sindaco Francesco Prestia per le letture dei contatori da effettuare nel 2011. Il padre di tale aspirante consigliere (a sua volta, come detto, consigliere con l’amministrazione Massara poi sciolta per mafia) viene indicato nelle relazioni come “braccio destro di Mamone Francesco, classe 1928”. Mamone (deceduto) è emerso nella lottizzazione Brace-Anticaglia e viene indicato negli atti come “già sorvegliato speciale e ritenuto contiguo alla consorteria mafiosa dei La Rosa di Tropea”.
Fra i candidati al Consiglio comunale con la lista “Briatico per Sempre”, anche il nipote (figlio di un fratello) dell’ex sindaco Francesco Prestia la cui amministrazione è stata sciolta per infiltrazioni mafiose.
Infine, il padre di altro candidato al Consiglio comunale con la lista “Briatico per Sempre” è stato arrestato nel marzo del 2012 dai carabinieri per detenzione di arma clandestina (un fucile a canne mozze), detenzione di munizioni da guerra e detenzione abusiva di munizioni. Il tutto è stato trovato dai carabinieri nel corso di una perquisizione domiciliare.

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