Viaggio nella Villa comunale di Pizzo: un’oasi violata da incuria e abbandono

C'era una volta un piccolo angolo di paradiso: alberi, fiori, pesci che nuotavano e anatre che sguazzavano nell'accogliente parco urbano. Tra bandi di gara deserti e degrado, di quell'Eden oggi è rimasto ben poco.

C'era una volta un piccolo angolo di paradiso: alberi, fiori, pesci che nuotavano e anatre che sguazzavano nell'accogliente parco urbano. Tra bandi di gara deserti e degrado, di quell'Eden oggi è rimasto ben poco.

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Lo spettacolo che si pone oggi davanti agli occhi dei cittadini e di quanti si recano alla villa comunale del paese napitino, è tutt’altro che paradisiaco: erbacce e sterpaglie, staccionate traballanti, lampioncini abbattuti e un ponte transennato, qui la noncuranza e il totale abbandono la fanno da padrone.

Eppure appena un anno e mezzo fa, e precisamente ad aprile del 2013, armati di guanti, rastrelli e motoseghe, gli amministratori comunali di Pizzo, guidati dal sindaco Gianluca Callipo, si erano dati appuntamento presso la villa per metterla, finalmente, a nuovo. E a nuovo l’hanno messa davvero… ma, peccato, solo per poco. A quell’appuntamento non sono mancati assessori, consiglieri comunali e anche numerosi cittadini e rappresentanti di associazioni che si sono rimboccati le maniche per strappare la Villa comunale al degrado con un unico obiettivo: riqualificarla e renderla finalmente e nuovamente fruibile.

Proprio in quell’occasione il sindaco aveva parlato di un bando pubblico che sarebbe stato emanato dal Comune e che prevedeva l’affidamento della villa ad esterni. E un bando effettivamente fu emanato. Era il 2013. Insieme alla villa comunale in ballo vi era anche la gestione del Castello Murat e della chiesetta di Piedigrotta (queste ultime oggetto di un unico bando), meta turistica tra le più ambite in Calabria: «Il Castello, la Chiesetta e la Villa sono e resteranno luoghi pubblici, patrimonio di tutta la città – aveva sottolineato il primo cittadino -. Ma come amministratori abbiamo il dovere di preservarli e ottimizzarne l’utilizzo, affinché il loro potenziale si esprima al meglio».

Per la Villa comunale, a differenza degli altri due beni artistici, l’accesso sarebbe rimasto gratuito, la durata della convenzione stabilita in 5 anni e l’appalto avrebbe riguardato la gestione e la cura di tutti gli spazi verdi e le pertinenze, compreso il locale adibito a bar-ristoro. A lieto fine i bandi relativi al Castello Murat e della Chiesetta di Piedigrotta. Vincitrice è risultata la cooperativa napitina Kairos, che tuttora gestisce i due beni.

Diversa la sorte per la villa comunale, nessun esito, nessun partecipante, il bando rimane deserto. Nei mesi successivi, probabilmente altri tentativi sono stati fatti per cercare di affidare la villa, ma nulla di fatto. E ad oggi la villa versa in uno stato di totale e pericoloso abbandono. Non vogliamo, e non è nostro interesse, entrare nel merito di questioni meramente burocratiche che rischiano di diventare sterili polemiche prive di qualunque produttività: raccogliamo solo il malcontento di cittadini che si vedono costretti, per evidenti criticità che interessano l’area, a rinunciare all’unico polmone verde della città che tanto potrebbe offrire a bambini, adulti e anziani, e di cui pochi comuni del comprensorio possono vantare.

Ad oggi i cittadini si trovano a pagare un prezzo troppo alto per responsabilità che non hanno: la villa comunale, come sottolineato anche dal primo cittadino, è un patrimonio di tutta la città e di tutti i cittadini, che, aldilà di bandi e burocrazia, hanno il diritto di usufruirne in totale sicurezza. I nostri figli non ci chiedono la luna, e noi non chiediamo la luna al Comune. Chiediamo solo, in attesa di una soluzione definitiva, che ci auguriamo possa arrivare velocemente, che l’amministrazione comunale si impegni a garantire una manutenzione ordinaria minima che permetta di preservare la villa e strapparla nuovamente al degrado.

Del resto era già successo nel 2013. Sperando colga nel segno, questo è il nostro appello.