“Imponimento”: le decisioni del Riesame per gli Stillitani e l’avvocato Renda

Il legale ed imprenditore vibonese è indagato anche nell’inchiesta Rinascita-Scott. L’ex assessore regionale ed il fratello si trovano ai domiciliari
Il legale ed imprenditore vibonese è indagato anche nell’inchiesta Rinascita-Scott. L’ex assessore regionale ed il fratello si trovano ai domiciliari
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Vincenzo Renda

Il Tribunale del Riesame di Catanzaro, in accoglimento delle richieste difensive, ha annullato l’ordinanza custodiale degli arresti domiciliari emessa dal gip distrettuale di Catanzaro, nell’ambito dell’operazione denominata Imponimento, nei confronti dell’avvocato ed imprenditore Vincenzo Renda, 49 anni, di Vibo Valentia. Renda è accusato di illecito smaltimento dei rifiuti e dei residui delle opere di sbancamento derivanti dalla realizzazione del resort di lusso denominato “Galìa” sito a Pizzo Calabro, con l’aggravante mafiosa di avere agevolato il clan Anello di Filadelfia.

Nella medesima vicenda, Renda è anche vittima della condotta estorsiva commessa ai suoi danni da alcuni componenti del clan Anello, per l’imposizione dei lavori di realizzazione della struttura alberghiera. Condotta quest’ultima che viene contestata, anche, al direttore dei lavori, l’architetto Francescantonio Tedesco in concorso con gli Anello. Vincenzo Renda – difeso dall’avvocato Diego Brancia – non ritorna comunque in libertà poiché resta detenuto agli arresti domiciliari per Rinascita-Scott. In tale operazione è accusato del reato di associazione mafiosa, anche se il Tdl ha riqualificato per lui il reato in concorso esterno in associazione mafiosa.  [Continua]

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Restano poi agli arresti domiciliari l’ex sindaco di Pizzo ed ex assessore regionale al Lavoro ed ai Trasporti, Francescantonio Stillitani, 67 anni, ed il fratello Emanuele Stillitani, 65 anni, anche loro coinvolti nell’operazione antimafia denominata “Imponimento”. Il Tribunale del Riesame ha infatti confermato nei loro confronti la misura cautelare emessa dal gip distrettuale di Catanzaro. Concorso esterno in associazione mafiosa è l’accusa principale che viene mossa dalla Procura distrettuale ai fratelli Stillitani, accusati anche di estorsione aggravata dal metodo mafioso, violenza privata e danneggiamento aggravato dal metodo mafioso.

L’ex assessore regionale Francescantonio Stillitani

In particolare, i fratelli Stillitani – nelle vesti di imprenditori turistici – ed il solo Francescantonio Stillitani nelle vesti di politico che avrebbe goduto del sostegno elettorale dei clan Anello di Filadelfia e Fruci di Acconia di Curinga, si sarebbero posti quali referenti per il sodalizio criminale. Dopo una prima fase in cui i due imprenditori sono rimasti vittime di richieste estorsive, avrebbero trovato un accordo che prevedeva l’ingerenza del clan Anello-Fruci nelle strutture turistiche, mediando gli Stillitani anche con altri imprenditori vittime di richieste estorsive. Avrebbero così concorso nelle condotte estorsive poste in essere dal clan Anello-Fruci, favorendo l’affidamento di opere, forniture e servizi ad imprese contigue alla cosca, garantendo l’assunzione di sodali o di soggetti comunque indicati dall’organizzazione e riconoscendo all’organizzazione un contributo in denaro in ragione delle attività imprenditoriali oggetto di tutela mafiosa e dei servigi resi dal sodalizio.

Gli Stillitani avrebbero così avuto la possibilità di rivolgersi al clan anche per il compimento di atti di concorrenza illecita o di natura estorsiva nello svolgimento della loro attività imprenditoriale, ovvero di atti intimidatori nei confronti di soggetti non graditi, ottenendo pure appoggio in favore di Francescantonio Stillitani in occasione delle competizioni elettorali che lo vedevano candidato (in particolare, elezioni regionali calabresi del 2005), attraverso plurimi accordi politico-mafiosi maturati e conclusi nel contesto delle cointeressenze economiche legate alla gestione delle strutture turistiche di proprietà degli Stillitani e dei reciproci vantaggi dalle stesse derivanti.

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