Uccise e bruciò l’ex compagna nel Vibonese: processo da rifare

La Cassazione annulla con rinvio l’assoluzione di secondo grado. Nel primo giudizio si era registrata una condanna a 24 anni di carcere

La Cassazione annulla con rinvio l’assoluzione di secondo grado. Nel primo giudizio si era registrata una condanna a 24 anni di carcere

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Annullata con rinvio per un nuovo processo la sentenza con la quale l’11 febbraio 2015 la Corte d’Assise d’Appello di Catanzaro ha assolto Stefan Petru Valea, 45 anni, operaio di nazionalità rumena, dall’omicidio della sua ex compagna, Monica Alexandrescu, anche lei rumena, assassinata a colpi d’arma da fuoco l’8 settembre 2008 a San Gregorio d’Ippona, il cui cadavere fu poi rinvenuto carbonizzato all’interno di un’auto data alle fiamme ritrovata il 14 settembre nelle campagne della zona. In primo grado, in accoglimento delle richieste della Procura di Vibo Valentia, l’imputato era stato condannato a 24 anni di reclusione. 

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E’ stato così accolto l’appello della Procura generale di Catanzaro avverso l’assoluzione. Per la Cassazione vi è la “necessità di una globale valutazione delle modalità di svolgimento del fatto, poiché nessuna convincente risposta è stata offerta nel percorso motivazionale dell’impugnata sentenza, avuto riguardo alla preminente esigenza di apprezzare in una visione d’insieme i diversi elementi indiziari emersi”.

Per la Suprema Corte, i giudici di Catanzaro hanno trascurato “di considerare, sulla base di un congruo supporto critico-argomentativo, i rilievi critici espressi dalla Procura ricorrente in merito alla serie di elementi indiziari, inerenti principalmente alla crisi del rapporto sentimentale tra Valea Stefan Petru ed Alexandru Monica, alla ricostruzione degli spostamenti del Valea il giorno del fatto, come desumibili dall’esame del contenuto degli sms tra lo stesso, la vittima e altro imprenditore vibonese amante della donna, dalla verifica delle celle telefoniche agganciate tramite i telefonini a loro in uso, dalle dichiarazioni dei conoscenti Motantau-Sebaru, dalle possibilità del Valea di tempestivo raggiungimento del luogo del delitto, dal comportamento del Valea successiva al fatto, dalle modalità di spostamento dell’autovettura della donna”.

 Valea è accusato di aver ucciso con cinque colpi di pistola la sua connazionale per motivi passionali, bruciandone poi cadavere per coprire le proprie tracce. L’uomo, secondo quanto emerso all’epoca del suo arresto, non avrebbe accettato la fine della relazione con la giovane Monica e per questo l’avrebbe attirata in una zona poco frequentata, per poi freddarla con più colpi di pistola alla testa, tentando infine di distruggerne il cadavere. A denunciare la scomparsa della 31enne era stato il marito sessantenne di lei, con cui la donna comunque non viveva.