Inchiesta sul lungomare di Nicotera: ecco tutti gli indagati e le accuse

Il gip ravvisa una pluralità di reati e trasforma il sequestro da probatorio a preventivo. Ravvisate gravi irregolarità nei lavori, dalla scelta della società aggiudicataria alla fase esecutiva dell’appalto

Il gip ravvisa una pluralità di reati e trasforma il sequestro da probatorio a preventivo. Ravvisate gravi irregolarità nei lavori, dalla scelta della società aggiudicataria alla fase esecutiva dell’appalto

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Nasce da una serie di querele sporte dall’amministratore della “Costruire Group srl”, l’indagine sul corretto svolgimento della procedura di gara indetta dal Comune di Nicotera per la progettazione e l’esecuzione dei lavori di completamento , recupero e riqualificazione del waterfront (lungomare) e della pineta.

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Quattro gli indagati: l’allora sindaco di Nicotera Francesco Pagano, 56 anni, di Nicotera (la cui amministrazione unitamente al Consiglio comunale è stata sciolta per infiltrazioni mafiose); Carmelo Ciampa, 58 anni, responsabile dell’Ufficio tecnico del Comune di Nicotera; Gaetano Artusa, 45 anni, di Vibo, direttore dei lavori; Raffaele Galati, 32 anni, di San Costantino Calabro, amministratore unico della ditta appaltatrice.

Gli accertamenti disposti dalla Guardia di Finanza sul cantiere avevano consentito di rilevare come i lavori in corso d’opera non sarebbero stati eseguiti regolarmente, non solo dal punto di vista dell’esecuzione degli stessi, ma anche sotto il profilo della corrispondenza dell’opera al progetto originario. Il 26 ottobre dello scorso anno, il pm disponeva così il sequestro probatorio del cantiere edile affidando ad un ingegnere il compito di verificare lo stato delle opere rinvenute e la regolarità dei lavori sino ad allora eseguiti, sia dal punto di vista della conformità degli stessi rispetto alla normativa tecnica di settore, sia rispetto a quanto stabilito nel bando di gara e sia sotto il profilo amministrativo.

Nella relazione, il consulente della Procura ha finito per confermare le doglianze dell’amministratore della “Costruire Group” – concorrente non aggiudicataria alla procedura di gara – rilevando una serie di irregolarità che hanno indotto il pm a ravvisare indizi di una pluralità di reati: abuso d’ufficio, falso, frode nelle pubbliche forniture, occupazione abusiva di suolo demaniale, truffa ai danni dello Stato.

Le irregolarità riscontrate dalla Procura. La procedura di gara del 2015 veniva eseguita dalla Stazione unica appaltante di Vibo Valentia ed aveva visto classificarsi in prima posizione l’impresa “Chiarello group” la cui offerta, giudicata la più conveniente, era stata però ritenuta anomala (costo ribassato del 30% rispetto alla base d’asta ed in un periodo di tempo inferiore ai 60 giorni rispetto ai 180 previsti contrattualmente). L’impresa, secondo il consulente della Procura, avrebbe quindi “modificato inammissibilmente” l’offerta avanzata, riducendo a 60 (dai 120 originari) i giorni necessari per la realizzazione dei lavori. Tale termine non è stato poi rispettato, atteso che i lavori, iniziati il 9 novembre 2015, al momento dello svolgimento della consulenza (maggio 2017) non risultano ancora ultimati.

Secondo il consulente del pubblico ministero, il contratto con la Stazione unica appaltante sarebbe stato stipulato “a misura” e non “a corpo”, con irregolarità anche nella rete di pubblica illuminazione (variazioni apportate al progetto esecutivo), con inadeguatezze negli elaborati progettuali, irregolarità nella contabilizzazione dei due stati di avanzamento lavori emessi in favore dell’impresa aggiudicataria, nei lavori invero non eseguiti per 169mila euro, e nell’asserita risoluzione di un problema di fuoriuscita di liquami che invece è risultato permanere. Inoltre, per i lavori non sarebbe stato impiegato il previsto strato bituminoso di base, secondo le previsioni del progetto esecutivo, che incide per un importo di 68mila euro.

Le opere eseguite non sarebbero state poi conforme rispetto a quelle appaltate, con vari distacchi di pavimentazione dovuti – secondo la Procura – anche alle fuoriuscite di reflui ed all’insufficiente sicurezza degli impianti di illuminazione tali da determinare pericoli per la pubblica incolumità.

Secondo una stima degli inquirenti, alla ditta Chiarello sono stati versati sinora 400mila euro e le “macroscopiche anomalie e gravi irregolarità nel corso dell’intera procedura, dalla scelta della società aggiudicataria alla fase esecutiva dell’appalto” sarebbero state possibili grazie a chi aveva il compito di vigilare sull’assegnazione dei lavori.

Il sequestro preventivo spiegato dal gip. Per tali motivi, il sequestro probatorio eseguito lo scorso anno è stato ora convertito dal gip del Tribunale di Vibo, Lorenzo Barracco, in sequestro preventivo, sussistendo il pericolo che la libera disponibilità del cantiere potrebbe aggravare le conseguenze dei reati, ben potendo proseguire – in caso di dissequestro per cessazione delle necessità probatorie – l’attività illecita che è costituita da un’edificazione “difforme rispetto a quella prescritta, operata evidentemente con materiale scadente e di ciò è prova il riscontrato stato di dissesto del pur nuovo manto stradale”.

Il reato di occupazione abusiva di suolo demaniale si riferisce invece al fatto che i lavori sono stati eseguiti – secondo quanto accertato dalla Guardia costiera – su un’area demaniale marittima per la quale il cambio di destinazione d’uso (e conseguente occupazione) non è stato ad oggi rilasciato il nulla osta, pur richiesto dal Comune di Nicotera.

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