Donazione degli organi: i vibonesi e le loro storie d’amore

Non sono poche le famiglie che in provincia hanno deciso di donare gli organi dei propri familiari venuti a mancare prematuramente

Non sono poche le famiglie che in provincia hanno deciso di donare gli organi dei propri familiari venuti a mancare prematuramente

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«Donare gli organi è un gesto di amore supremo che ci fa riscoprire il nostro essere Figli di Dio». Con queste parole mons. Luigi Renzo nell’agosto del 2010 sottolineava, durante l’omelia per la tragica scomparsa del 12enne Giuseppe Pontoriero, il gesto d’amore che la famiglia del bimbo – investito da un’auro-pirata a Caroniti di Joppolo – ha voluto compiere donando gli organi dell’amato figlio. Un gesto di generosità che ha permesso ad un ragazzo di Roma, a cui è già stato trapiantato l’intestino, di poter sperare in una nuova vita, così come le altre persone che continueranno a vivere grazie agli organi di Giuseppe. Una cultura, quella della donazione degli organi, che sebbene con cifre non esaltanti, va comunque sempre più affermandosi anche nel Vibonese.

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Non sono pochi, infatti, i vibonesi che sulla scia di quanto insegnato dalla famiglia del piccolo Nicolas Green, il bimbo di 7 anni rimasto ucciso il 29 settembre del 1994 durante un tentativo di rapina sulla A3 nel tratto Mileto-Sant’Onofrio, hanno deciso di donare gli organi. Il drammatico evento che ha sconvolto la vita di una famiglia americana e ha commosso l’Italia intera, si è subito trasformato in un grande atto di generosità dei genitori di Nicolas che hanno deciso di continuare a far vivere il loro primogenito donando i suoi organi. Oggi nel Vibonese ci sono diverse sezioni dell’Aido (Associazione donatori organi) e precisamente a Vibo Valentia, Maierato, Vibo Marina, Briatico e Pizzo. Sezioni intitolate, in alcuni casi, a ragazzi che, con grande generosità, avevano espresso il desiderio di donare gli organi nel caso in cui la vita avrebbe smesso loro di sorridere.

Come quella di Briatico, intitolata a Tania Conocchiella (in foto), la sfortunata 21enne che ha perso la vita il 3 agosto del 1999 sulla Statale 606, nei pressi della casa circondariale di Vibo, in un tragico incidente. Gli organi di Tania, che era iscritta all’Aido, sono stati prelevati negli Ospedali Riuniti di Reggio Calabria. Un rene è stato trapiantato ad un ragazzo di Soverato, un altro rene inviato a Cosenza. In tutto, sei persone hanno ripreso a sperare in una nuova vita grazie agli organi di Tania, ricordata ogni anno attraverso un memorial voluto dai genitori, Pino e Angela, ed una manifestazione chiamata “Una vita, tante vite”. L’atto d’amore di Tania è stato d’esempio all’intera Calabria ed è servito tantissimo a smuovere le coscienze verso la cultura delle donazioni.

Dopo di lei, nel Vibonese è toccato a Claudia Manduca. Alla giovane di Monterosso, morta nella divisione di Rianimazione dell’ospedale “Riuniti” di Reggio, sono stati espiantati dal professore Giuseppe Caminiti il cuore, i reni, le cornee e il fegato. Il grande gesto di generosità di Claudia ha commosso l’intera provincia di Vibo dove la donna era molto conosciuta per la sua attività imprenditoriale nel mondo dello spettacolo. Un insegnamento morale seguito anche da Pino e Mary Monteleone, a cui però la Procura,  per conciliare le esigenze dell’inchiesta e dell’autopsia, ha concesso il solo espianto delle cornee della sfortunata Federica. Oggi la sezione dell’Aido di Vibo Marina porta il nome di Federica Monteleone e, presieduta dalla mamma Mary, si è fatta promotrice del concorso “Federica è …la vita”, riservato alle scuole e finalizzato ad informare sulla cultura della donazione degli organi.

Continua invece a svolgersi ogni anno un torneo calcistico a Tropea in ricordo di Lello Pontorieri, il 28enne deceduto in un incidente stradale nel 2005 e che, per la generosa scelta dei suoi genitori, ha ridato la vita ad altre persone attraverso la donazione degli organi, mentre indimenticata resta Daniela Purita, la studentessa universitaria vibonese travolta da un’auto il 9 novembre 2007 a Siena. Nel suo ricordo si celebra una manifestazione sportiva a Santa Maria di Ricadi il cui incasso viene interamente devoluto in beneficienza. Cinque persone vivono oggi in Toscana  grazie agli organi donati dai genitori di Daniela che hanno così rispettato una precisa volontà della figlia.

Qualche mese prima di Daniela, nell’aprile  del 2007, era toccato al 24enne Luca Barbalace, di Mandaradoni di Limbadi, lasciare testimonianza della propria grandezza d’animo donando gli organi, così come aveva espressamente detto più volte qualora il destino gli avesse sbarrato la strada. Cosa, purtroppo, avvenuta a seguito di un tremendo incidente stradale sulla provinciale Joppolo-Nicotera. Il cuore di Luca batte nel petto di un cittadino di Napoli, mentre fegato e reni sono stati trapiantati a Roma, Reggio Calabria e Cosenza.

Il 10 aprile 2014 è stata invece travolta da un’automobile a Mandaradoni di Limbadi Anita Lazzaro, una bambina (in foto) di soli sei anni poi ricoverata d’urgenza in ospedale a Catanzaro. Tre giorni dopo, la piccola ha smesso di vivere ed i genitori – papà Vittorio e mamma Domenica – hanno deciso di donare tutti gli organi che hanno così alimentato la vita di altri bambini. 

Il 10 aprile del 2015 nel reparto di rianimazione dell’ospedale “Pugliese” di Catanzaro è poi finito il cammino, a soli 17 anni, di Michelangelo Montauro. I suoi organi – per volontà soprattutto della mamma Anna Consiglio – sono stati donati: cuore, pancreas, cornee, reni e fegato. Il diciassettenne di Pizzo Calabro, la sera del lunedì di pasquetta ha avuto un incidente nei pressi di Bivona e, nonostante i sanitari abbiano fatto di tutto per strapparlo alla morte, dopo cinque giorni di agonia si è spento.

Il 28 ottobre 2016 a donare gli organi è stata la famiglia del 52enne Domenico Fatiga, deceduto a seguito di un incidente sul lavoro a Maierato. L’uomo, residente a Dasà, è caduto da un ponteggio mentre stava eseguendo alcuni lavori, facendo un volo di alcuni metri.

Donati gli organi anche di Pietro Macrì, che ha perso la vita a 66 anni ad Acquaro. La figlia, farmacista in provincia di Brescia, ha voluto donare gli organi del padre che ha lottato per 24 giorni in ospedale prima di arrendersi.

Nell’agosto scorso, infine, la decisione dei genitori di Pasquale Tropeano (in foto) di donare gli organi. Il ragazzo, di soli 18 anni, studente del liceo scientifico di Tropea, è stato investito tra Tropea e Santa Domenica di Ricadi, spegnendosi poi nel reparto di Neurochirurgia dell’ospedale Pugliese di Catanzaro.

Tanti i vibonesi, dunque, che hanno deciso di donare gli organi, e che – in qualche modo – continuano a vivere.