domenica,Giugno 20 2021

Raid nell’azienda di Maria Chindamo, rubati mezzi agricoli e attrezzi

Il furto nel magazzino della tenuta teatro del rapimento e dell’uccisione dell’imprenditrice. L’episodio denunciato ai carabinieri. Il fratello Enzo: «È come se la si volesse colpire anche da morta»

Raid nell’azienda di Maria Chindamo, rubati mezzi agricoli e attrezzi

di P. C.

«C’è amarezza. Un’amarezza che va al di là del valore economico dei beni che sono stati portati via e che viene alimentata da un dubbio. È stato solo un furto? O quest’azione criminale nasconde altro?». Enzo Chindamo è il fratello di Maria, imprenditrice di Laureana di Borrello inghiottita dalla lupara bianca il 6 maggio del 2016.

Chi l’ha rapita, uccisa e poi fatta sparire, diede esecuzione con estrema brutalità all’azione di morte davanti alla sua azienda agricola di Limbadi.  È la stessa azienda che l’altra notte è stata violata da qualcuno che ha portato via diversi macchinari agricoli, tra i quali uno di ingente valore e numerosi altri attrezzi. Il furto è stato denunciato stamani ai carabinieri della Stazione di Limbadi da Giacomo Zappia, nominato curatore giudiziario dell’azienda dopo la scomparsa della stessa Maria. Zappia, tra l’latro, è l’ex presidente della cooperativa sociale Valle del Marro, che opera nella Piana di Gioia Tauro sui terreni confiscati alle cosche in sinergia con Libera, e che nel corso degli anni ha subito numerosi furti, danneggiamenti e intimidazioni.

«Un fatto analogo – spiega Zappia – ha interessato anche un’azienda vicina. È stato portato via tutto, anche oggetti usurati dal valore irrisorio. Non hanno lasciato nulla». Solo un furto? «Credo di sì. Forse è stato qualcuno interessato a “fare cassa”, portando via tutto per poi riciclare il riciclabile».

Enzo Chindamo, come Zappia, confida nell’operato dei carabinieri. Quello è il territorio dei Mancuso e quella è l’azienda di un’imprenditrice la cui scomparsa è al centro di un giallo il cui fascicolo è passato dalla Procura di Vibo Valentia alla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro. «Speriamo si faccia chiarezza su tutto. Mi rattrista quello che è successo – perché dice Chindamo – è come se Maria e ciò che ha lasciato non possano mai trovare pace. È come se qualcuno si prodighi per danneggiare Maria, la sua famiglia ed il suo lavoro anche da morta».

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