venerdì,Marzo 29 2024

Uccise la fidanzata, contestato l’omicidio premeditato al vibonese De Pace

La Procura di Messina chiude le indagini nei confronti del 28enne di Dasà che ha confessato il delitto ma non il movente. Dalle chat si evince che il giovane voleva trasferire i soldi ai nipoti prima del fatto di sangue

Uccise la fidanzata, contestato l’omicidio premeditato al vibonese De Pace
Antonio De Pace e Lorena Quaranta

Avviso di conclusione delle indagini preliminari per Antonio De Pace, il 28enne di Dasà in carcere per l’omicidio della fidanzata Lorena Quaranta, morta per asfissia a Furci Siculo lo scorso 31 marzo. Confermata, l’accusa di omicidio volontario. Ma alla base ci sarebbe un’azione premeditata, nonostante i futili motivi. Una ricostruzione che gli inquirenti hanno portato a termine dall’analisi di alcuni messaggi che il giovane aveva inviato ai familiari nei giorni precedenti all’omicidio.
De Pace, infatti, aveva indicato la volontà di donare ai nipoti tutti i fondi da lui conservati, quasi a presagire la sorte che gli sarebbe toccata dopo l’uccisione della fidanzata. L’infermiere di Dasà avrebbe poi cancellato tali messaggi nel tentativo di nascondere le prove. Dall’inchiesta condotta dal sostituto procuratore Roberto Conte, titolare delle indagini, si evincono anche le modalità con cui De Pace ha ucciso Lorena, secondo un piano studiato poco prima.

Stando alla ricostruzione degli inquirenti, la notte del 31 marzo dopo una lite la ragazza è stata colpita con un corpo contundente e tramortita prima di essere strangolata a mani nude dal fidanzato. Infine, il pm gli contesta le aggravanti di aver commesso il fatto contro una persona a lui legata da vincoli affettivi e convivente, oltre che per motivi abbietti e futili.
Era stato lo stesso De Pace a chiamare i carabinieri dopo aver tentato il suicidio. La ragazza, originaria di Favara in provincia di Agrigento, frequentava l’ultimo anno della facoltà di Medicina. Antonio De Pace, rinchiuso nel carcere di Gazzi, avrà ora venti giorni di tempo per chiedere al pm di essere interrogato o presentare una memoria difensiva attraverso il suo avvocato.

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