Briatico: sparò al fratello, condannato a 4 anni

L’accusa di tentato omicidio riqualificata in lesioni aggravate dall’uso dell’arma. Concessi poi di domiciliari

L’accusa di tentato omicidio riqualificata in lesioni aggravate dall’uso dell’arma. Concessi poi di domiciliari

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Lesioni aggravate dall’uso dell’arma, detenzione e porto d’arma da fuoco. Questi i reati costati la condanna a 4 anni di reclusione (processo celebrato con rito in abbreviato) inflitta dal gip del Tribunale di Vibo Valentia, Gabriella Lupoli, a Paolo Romano, 37 anni, accusato di aver aperto il fuoco contro il fratello con una pistola calibro 9.

In particolare, dalla ricostruzione investigativa emergeva che il giorno prima nei pressi di un lido di proprietà della famiglia Romano, sito a San Leo di Briatico, vi sarebbe stato un alterco tra i due fratelli, degenerato in una successiva aggressione fisica reciproca. Dopo circa 10 minuti R.F. sarebbe rimasto vittima di un attentato a colpi d’arma da fuoco che hanno richiesto il trasporto in ospedale dove la vittima veniva sottoposta ad un intervento chirurgico per la rimozione dei frammenti del proiettile.

I carabinieri di Vibo Valentia, prontamente allertati, intervenivano sulla scena del crimine rinvenendo diverso materiale utile per le indagini, tra cui due bossoli di pistola calibro 9 Luger.

Inoltre le intercettazioni ambientali disposte nel nosocomio di Tropea, dove era ricoverato R.F., consentivano di ricavare elementi determinanti per l’individuazione del responsabile del grave fatto.   Il gip convalidava il fermo dei carabinieri e applicava la misura della custodia cautelare in carcere nei confronti di Paolo Romano per tentato omicidio aggravato e detenzione e porto d’arma da fuoco. La misura veniva confermata anche dal Tribunale del Riesame di Catanzaro.

L’avvocato Giuseppe Bagnato, difensore di Paolo Romano, subentrato ad altro precedente difensore solo all’atto della conclusione delle indagini preliminari, compiva quindi attività difensiva consistente nell’espletamento di una consulenza medico-legale con riferimenti balistici in relazione alla tipologia di lesioni patite dalla parte offesa, nonché della distanza e direzione degli spari; attività difensiva volta a dimostrare l’insussistenza del tentativo di omicidio.

All’udienza odierna il pm Benedetta Callea chiedeva la condanna per tentato omicidio e detenzione e porto in luogo pubblico dell’arma da fuoco, con l’aggravante del rapporto di parentela tra le parti. La richiesta di pena del pm ammontava a 7 ed un mese di reclusione.

L’avvocato Giuseppe Bagnato per contro insisteva sulla dimostrazione dell’insussistenza del dolo nel tentato omicidio, chiedendo la riqualificazione nella più lieve ipotesi di lesioni aggravate.

Il gip, su richiesta della difesa, ha poi concesso a Paolo Romano gli arresti domiciliari.