sabato,Luglio 24 2021

Domenico Tarcisio Cortese, una messa in suo ricordo a sei anni dalla morte

Per quasi un trentennio è stato vescovo della diocesi di Mileto-Nicotera-Tropea

Domenico Tarcisio Cortese, una messa in suo ricordo a sei anni dalla morte

Sono trascorsi sei anni dalla morte di monsignor Domenico Tarcisio Cortese, predecessore dell’attale vescovo della diocesi di Mileto-Nicotera-Tropea Luigi Renzo. Era l’11 novembre del 2011, infatti, allorquando l’allora presule emerito, nonché membro della Commissione episcopale italiana per il clero e la vita consacrata, si spegneva ottantenne all’interno dello spartano appartamento romano che da qualche tempo occupava nella Casa di fraternità sacerdotale “Madre Teresa” di via “Del Casaletto”. Quasi sicuramente stroncato da un infarto. Ad accorgersi della sua morte, in quella triste giornata d’autunno, erano state alcune suore oblate del Sacro Cuore di Gesù che gestivano l’Istituto capitolino.

Alcuni giorni dopo, il suo corpo sarebbe stato tumulato con tutti gli onori all’interno di un bel monumento in marmo bianco di Carrara situato sulla navata destra della basilica-cattedrale di Mileto. Questa mattina, per commemorarne la morte, una messa è stata celebrata nella “sua” chiesa dal parroco Domenico Dicarlo, sacerdote che nell’arco della vita ha funto da ombra e da vero e proprio figlio adottivo per il prelato nativo di San Giovanni in Fiore. Alla guida della diocesi miletese per quasi un trentennio, il ministro provinciale dell’ordine dei Frati minori francescani aveva lasciato il suo incarico vescovile per sopraggiunti limiti di età nel settembre del 2006.

Da allora aveva vissuto a Roma, anche se non disdegnava di ritornare spesso in Calabria, in particolare nell’amata città sede di diocesi. Nel corso della lunga attività pastorale alla guida dell’episcopato miletese, contrassegnata anche da alcuni momenti di sofferenza, difficoltà e incomprensione, era indubbiamente riuscito a lasciare una traccia indelebile del suo operato, dotando il territorio di decine di nuove strutture ecclesiastiche, socio assistenziali e culturali, e contribuendo a far restaurare e ripristinare decine di complessi architettonici già esistenti. Un numero illimitato di iniziative che, sommato a quelle attinenti alle tematiche prettamente pastorali, dopo anni di oblio aveva indubbiamente contribuito a ridare nuovo slancio all’episcopato miletese.

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