‘Ndrangheta: torna in totale libertà il boss Francesco Mancuso

Grazie al continuato di pene fra le sentenze “Dinasty” e “Genesi” il capoclan di Limbadi ha lasciato il carcere
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Francesco Mancuso “Tabacco”

Lascia il carcere e ritorna libero per il continuato di pena fra le sentenze nate dalle operazione antimafia “Dinasty” e “Genesi”, il boss Francesco Mancuso, 63 anni, detto “Tabacco”, di Limbadi. La decisione è della Corte d’Appello di Catanzaro avendo Francesco Mancuso già espiato interamente la pena potendo godere anche di 90 giorni di liberazione anticipata così come prospettato dall’avvocato Francesco Schimio.
La Corte d’Appello di Catanzaro, in accoglimento delle argomentazioni sollevate dagli avvocati Giuseppe Di Renzo e Francesco Schimio, aveva già nei mesi scorsi accolto il “continuato” fra il reato di associazione mafiosa contestato con l’operazione “Dinasty” ed il medesimo reato contestato con l’operazione “Genesi” rideterminando la pena complessiva in 11 anni e 4 mesi di reclusione.

La pena definitiva di 9 anni ed 8 mesi rimediata al termine dei processi nati dall’operazione antimafia “Dinasty” erastata già interamente scontata da Francesco Mancuso, mentre lo stesso si trovava detenuto dal maggio 2019 per scontare i 6 anni definitivi rimediti nel processo “Genesi” (entrambi i processi sono stati celebrati in primo grado dinanzi al Tribunale di Vibo Valentia). Dunque, il continuato di pene ha spazzato via di fatto 4 anni di reclusione per Francesco Mancuso che ha ora scontato interamente i rimanenti due anni di reclusione e grazie anche alla libertà anticipata ha lasciato il carcere.

Francesco Mancuso – ritenuto a capo di un’autonoma articolazione del clan di Limbadi –  è fratello dei boss Giuseppe Mancuso (alias ‘Mbroghja”), Diego Mancuso e Pantaleone Mancuso, detto “l’Ingegnere”, ma anche fratello di Rosaria Mancuso, in carcere per l’autobomba di Limbadi con la quale nell’aprile 2018 è stato ucciso Matteo Vinci. Il 9 luglio del 2003, Francesco Mancuso ha subìto un agguato a Spilinga dove è rimasto gravemente ferito. Nell’occasione è morto Raffaele Fiamingo di Rombiolo, detto “Il Vichingo”, ritenuto esponente dell’omonimo clan del Poro e sodale di “Tabacco”. Per tale duplice fatto di sangue si trova sotto processo, quale mandante, Cosmo Michele Mancuso, zio di Francesco Mancuso.

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