Droga nelle Serre vibonesi: tre assoluzioni

Sentenza del Tribunale di Vibo per gli imputati che avevano optato per il rito ordinario
Sentenza del Tribunale di Vibo per gli imputati che avevano optato per il rito ordinario
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Il fatto non sussiste. Tre assoluzioni nel processo con rito ordinario nato dall’operazione sullo spaccio di droga nelle Serre vibonesi con diramazioni nel Soveratese, nel Reggino ed in altre zone d’Italia, scattata nel giugno del 2017.
In particolare, il Tribunale di Vibo Valentia ha assolto Candido Francesco Attilio, 27 anni, di Isca sullo Ionio, assistito dagli avvocati Giuseppe Gervasi e Vincenzo Sorgiovanni del Foro di Locri, Nino Emanuele, 31 anni, di Santa Caterina dello Ionio, difeso dagli avvocati Giuseppe Tropiano e Domenico Pietragalla del Foro di Catanzaro, Angelo Garieri, 32 anni, di Cardinale, difeso dall’avvocato Antonio Cortese. [Continua]

Il processo celebrato col rito abbreviato si era concluso con nove condanne. Agli imputati venivano contestati diversi capi d’accusa di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti (marijuana, hashish e cocaina) sino alla produzione e coltivazione di canapa indiana.

Con il gruppo originariamente sottoposto a custodia cautelare, sarebbe entrato in rapporti anche Emanuele Mancuso, figlio del boss Pantaleone Mancuso, alias “l’Ingegnere”, che nel giugno del 2018 ha deciso di “saltare il fosso” ed iniziare a collaborare con la Dda di Catanzaro. La rete di spaccio avrebbe inondato di hashish, marijuana, e in alcuni casi anche di cocaina, le “piazze” di Serra San Bruno, delle Serre e del Soveratatese, contando su solidi canali di approvvigionamento e su una capillare distribuzione sul territorio. Il tutto coordinato attraverso uno strumento comunissimo quanto fallace: una chat di WhatsApp. Ed è stato proprio il noto dispositivo di messaggistica a tradire i componenti del gruppo, senza alcuna posizione verticistica o componente associativa.