domenica,Giugno 20 2021

Cane ucciso a Vibo, l’Enpa di Pizzo sulle dichiarazioni del pentito Camillò

La sezione di Pizzo dell’Ente nazionale protezione animali, che aveva sporto denuncia ai carabinieri nel 2018 dopo il macabro ritrovamento, annuncia la costituzione di parte civile in un eventuale processo

Cane ucciso a Vibo, l’Enpa di Pizzo sulle dichiarazioni del pentito Camillò
Nicola Gratteri in conferenza stampa per Rinascita-Scott

Arrivano le prime reazioni all’articolo della nostra testata che dà conto delle ultime dichiarazioni del nuovo collaboratore di giustizia di Vibo Valentia, Michele Camillò, in ordine all’uccisione di un cane nel 2018 per essere appeso, a scopo intimidatorio, alla maniglia di un esercizio commerciale nei pressi di piazza Spogliatore.

In merito all’articolo di questa mattina de Il Vibonese (LEGGI QUI: Rinascita: il cane ucciso a Vibo e il finanziere infedele nei racconti del pentito Camillò) restiamo sgomenti – fa sapere la sezione dell’Enpa di Pizzo – nel leggere quanto riportato tra virgolette rispetto alla dichiarazione di Michele Camilló dove espressamente dice “gli stessi – in riferimento a Domenico Macrì, Domenico Camillò e Giuseppe Suriano – mi fecero capire da alcune loro compiaciute esternazioni che erano coinvolti in quel macabro episodio”. A tal proposito non possiamo sottacere ad alcune nostre considerazioni.

Se queste sono le azioni di cui compiacersi – sottolinea l’Enpa di Pizzo – allora ci chiediamo: quale futuro può avere la nostra terra, dove cresciamo i nostri figli? Consapevoli, inoltre, che nell’indagine Rinascita Scott questi personaggi sono accusati anche di ben altro? Dice bene l’autore dell’articolo quando afferma che il macabro episodio ha suscitato un’indignazione dilagante da parte dell’Enpa e del Movimento Animalista e non solo, ma anche di altre associazioni locali, nazionali e di semplici cittadini, ma noi ci teniamo a specificare anche che la nostra associazione, l’Enpa sezione di Pizzo, ha sportoregolare denuncia ai carabinieri di Vibo Valentia la mattina stessa dell’accaduto, aggiungendo di volersi costituire parte civile in caso di processo. Ad oggi, quindi, che iniziano a palesarsi i colpevoli restiamo fiduciosi che queste accuse, penalmente perseguite dall’articolo 544 bis e ter del Codice penale, vengano aggiunte agli indiziati in questione e non solo quelle riguardanti l’intimidazione.

Non si può e non si deve pensare che siano reati minori, primo perché anche questi, come gli altri, sono sanciti dal nostro Codice penale alla stregua degli altri, e secondo perché chi maltratta e uccide un animale indifeso (che nel caso di specie era un cucciolo di pochi mesi) potrebbe essere capace di atti socialmente inaccettabili anche verso le persone, come risulta da alcuni studi scientifici in merito, che basta reperire digitando online: studi scientifici sulla pericolosità sociale di chi maltratta e uccide animali.
Detto questo, ci auguriamo che ben presto venga fatta luce sull’episodio e che possano essere aggiunte le accuse sopra espresse. Vogliamo far arrivare un messaggio soprattutto ai più giovani: maltrattare e uccidere un animale non “fa figo”, non è una cosa di cui vantarsi o esserne fieri, è un’azione abominevole moralmente, oltre che punibile per legge; nella vita compiacetevi di altro: delle vostre buone azioni verso il prossimo, dei vostri successi scolastici, professionali, non – conclude l’Enpa di Pizzo – di essere dei delinquenti che valgono meno di zero”.

Rinascita: il cane ucciso a Vibo e il finanziere infedele nei racconti del pentito Camillò

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