Rinascita-Scott: Riesame annulla sui reati-fine contestati a Nicola Bonavota

Il Tdl si è pronunciato dopo un precedente annullamento con rinvio ad opera della Cassazione. Il 44enne di Sant’Onofrio resta detenuto per associazione mafiosa
Il Tdl si è pronunciato dopo un precedente annullamento con rinvio ad opera della Cassazione. Il 44enne di Sant’Onofrio resta detenuto per associazione mafiosa
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Niola Bonavota

Il Tribunale del Riesame di Catanzaro, giudicando in sede di rinvio dalla Corte di Cassazione, ha annullato per difetto di gravità indiziaria tutti i capi d’imputazione relativi ai reati fine contestati a Nicola Bonavota, 44 anni, di Sant’Onofrio, nell’ambito del procedimento nato dall’operazione antimafia Rinascita-Scott. Si tratta di 11 ipotesi di intestazione fittizia di beni, in concorso con altre persone, aventi ad oggetto diverse attività commerciali indicate come riconducibili all’imputato fra cui un bar-sala scommesse a Sant’Onofrio e una tabaccheria a Pizzo.

La Corte di Cassazione, accogliendo il ricorso difensivo a firma degli avvocati Tiziana Barillaro e Nicola Cantafora, aveva sottolineato come la motivazione del Tribunale del Riesame fosse lacunosa, incongrua e superficiale proprio in relazione all’inquadramento della fattispecie di reato, attaccando quindi il cuore dell’accusa. La Cassazione, nell’annullare con rinvio ad una diversa sezione del Tribunale del Riesame di Catanzaro, aveva quindi rimarcato come gli atti descrivessero solo un interessamento personale di Nicola Bonavota nella gestione delle attività, escludendo la presenza di elementi che le riconducessero al sodalizio di ‘ndrangheta oggetto di contestazione.
Il ricorso difensivo aveva, quindi, ricevuto già in sede di legittimità pieno accoglimento riguardo i reati fine, e il Tribunale del Riesame,  recependo ora i principi ferrei dettati dalla Suprema Corte e ricavati dai motivi di ricorso, ha ratificato quella decisione confermando la tesi difensiva. Nicola Bonavota resta detenuto in Rinascita-Scott per il reato di associazione mafiosa. E’ ritenuto dagli inquirenti a capo dell’ala imprenditoriale dell’omonima famiglia di Sant’Onofrio con il compito – secondo l’accusa – di mantenere i contatti con le ‘ndrine distaccate presenti in Liguria e Piemonte.

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