Omicidio Timpano a Nicotera, condanna per l’imputato anche in appello

Il delitto il 12 agosto 2018 in spiaggia all’interno di un lido davanti alla moglie della vittima ed a diversi bagnanti
Il delitto il 12 agosto 2018 in spiaggia all’interno di un lido davanti alla moglie della vittima ed a diversi bagnanti
Informazione pubblicitaria
Olivieri (a sinistra) e Timpano
Da sinistra verso destra: Giuseppe Olivieri e Francesco Timpano
La Corte d'Appello di Catanzaro

La Corte d’Assise d’Appello di Catanzaro ha condannato a 30 anni di reclusione Giuseppe Olivieri, 37enne di Nicotera, reo confesso dell’omicidio di Francesco Timpano, 45 anni, di Limbadi, freddato sulla spiaggia di Nicotera Marina il 12 agosto 2018 davanti agli occhi della moglie e di diversi bagnanti. I giudici di secondo grado hanno così confermato il verdetto emesso in primo grado dal gup del Tribunale di Vibo Valentia, Giulio De Gregorio, il 4 luglio dello scorso anno. La scelta del rito abbreviato ha evitato a Giuseppe Olivieri la condanna alla pena dell’ergastolo.

Il delitto è stato compiuto al lido “Il Gabbiano” e Giuseppe Olivieri subito dopo l’arresto aveva rivelato ai carabinieri di aver agito poiché mosso dal timore di finire a sua volta ucciso. La vittima – Francesco Timpano – era tra le persone che Francesco “Ciko” Olivieri, fratello di Giuseppe, aveva infatti intenzione di uccidere nel suo folle raid omicida compiuto a maggio 2018 tra Nicotera e Limbadi. Parte civile nel processo era costituita la moglie di Francesco Timpano. Giuseppe Olivieri rispondeva di omicidio volontario e premeditato, porto e detenzione di illegale di arma da fuoco. Il fatto di sangue era avvenuto in pieno giorno sotto gli occhi della moglie della vittima e davanti a numerosi bagnanti. L’auto di Giuseppe Olivieri era stata poi trovata dai carabinieri della Compagnia di Tropea abbandonata a Lampazzone, una frazione del comune di Ricadi. Giuseppe Olivieri era finito anche – prima del fatto di sangue – nell’operazione antidroga denominata “Giardini segreti”, accusato dal nuovo collaboratore di giustizia Emanuele Mancuso, rampollo dell’omonimo clan della ‘ndrangheta. Il 17 aprile scorso, però, dall’operazione “Giardini segreti” è stato assolto con la formula “per non aver commesso il fatto”.