Uccise la fidanzata, rinviato a giudizio il vibonese De Pace

Il ventottenne di Dasà si trova in carcere ed ha confessato il delitto avvenuto nel Messinese ma non le modalità e il movente del fatto di sangue
Il ventottenne di Dasà si trova in carcere ed ha confessato il delitto avvenuto nel Messinese ma non le modalità e il movente del fatto di sangue
Informazione pubblicitaria

Comparirà dinanzi alla Corte d’Assise di Messina il 17 marzo prossimo Antonio De Pace, 28 anni, di Dasà arrestato dopo aver confessato di aver ucciso la sua fidanzata Lorena Quaranta, la giovane agrigentina morta nella notte fra il 30 e il 31 marzo a Furci Siculo, nel Messinese. Il gup del Tribunale di Messina, Fabio Pagana, ha infatti rinviato a giudizio il 28enne di Dasà, infermiere accusato del delitto. Accolta così la richiesta del pm Roberto Conte. La ragazza, di 27 anni, è morta per asfissia soffocamento secondo i risultati dell’autopsia disposta – unitamente ad accertamenti tecnici irripetibili affidati al laboratorio scientifico dell’Arma dei carabinieri – dalla Procura di Messina.

Antonio De Pace aveva affermato di aver ucciso la fidanzata con una coltellata allo stomaco, ma gli accertamenti medico legali hanno invece confermato lo strangolamento e la morta per asfissia da soffocamento, oltre a dei traumi da corpo contundente e poi calci e pugni.
Il reato contestato ad Antonio De Pace è quello di omicidio volontario pluriaggravato dai motivi abietti o futili, poiché il fatto è stato commesso su una convivente stabile o da soggetto legato da una relazione sentimentale. Da ricordare che, nel corso dell’ultimo interrogatorio richiesto dal pm De Pace, il ventottenne di Dasà aveva parlato al pm di uno stato di ansia legato alla situazione generale generata dal coronavirus quale causa scatenante l’omicidio. Una motivazione non creduta (né De Pace né la fidanzata sono risultati contagiati dal Covid) e che lascia molti punti oscuri in ordine all’azione di morte meglio chiariti dai risultati dell’autopsia consegnata dal medico legale Daniela Sapienza. 
Lorena Quaranta non presentava alcuna ferita da arma da taglio ma solo una ferita sul volto provocata probabilmente da un oggetto durante la colluttazione con Antonio De Pace. Importanti ai fini processuali anche le analisi sugli smartphone e sui pc di Lorena Quaranta e di Antonio De Pace, sequestrati nell’abitazione della vittima, alla ricerca della vera causa scatenante il fatto di sangue.