Sorveglianza violata: il boss di Tropea resta agli arresti domiciliari

Il Tribunale di Vibo Valentia convalida l’arresto operato dai carabinieri ed accoglie la richiesta del pm Concettina Iannazzo

Il Tribunale di Vibo Valentia convalida l’arresto operato dai carabinieri ed accoglie la richiesta del pm Concettina Iannazzo

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Arresto convalidato ed arresti domiciliari. Questa la decisione del Tribunale di Vibo Valentia che ha ritenuto corretto l’operato dei carabinieri di Tropea ed ha accolto la contestuale richiesta del pm, Concettina Iannazzo, nei confronti di Antonio La Rosa, 55 anni, alias “Ciondolino”, arrestato giovedì scorso poiché sorpreso in compagnia di un pregiudicato contravvenendo così agli obblighi inerenti alla sorveglianza speciale di pubblica sicurezza. In particolare, La Rosa – ritenuto il boss dell’omonimo clan di Tropea – avrebbe frequentato soggetti con precedenti penali quali Michele Bruzzese, cognato di Antonio La Rosa, in data 17 febbraio 2017; Domenico Polito il 24 ottobre  ed il 26 ottobre scorso; Gaetano Muscia (a sua volta sorvegliato speciale) il 14 dicembre scorso. 

Per il Tribunale, quindi, nessun dubbio sussiste in ordine alla sussistenza di gravi indizi di colpevolezza nei confronti di Antonio La Rosa, “soggetto di elevata caratura criminale”, che potrebbe reiterare le stesse condotte. Da qui la convalida dell’arresto e la sottoposizione ai domiciliari. 

Il boss di Tropea aveva riacquistato la libertà il 6 settembre scorso quando la Corte d’Appello di Catanzaro aveva accolto un’istanza del suo avvocato – Francesco Stilo – con la quale erano stati revocati gli arresti domiciliari. Antonio La Rosa è stato condannato in via definitiva quale capo dell’omonimo clan nell’operazione “Odissea”, mentre è in attesa della determinazione della pena in appello nell’ambito dell’operazione antimafia “Peter Pan”.

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