Il Tar conferma l’ordinanza di chiusura per L’Ormeggio di Vibo Marina

Il Comune contestava la carenza dei certificati di agibilità dei locali, irregolarità urbanistiche ed edilizie, oltre all’assenza di apposita concessione del suolo demaniale
Il Comune contestava la carenza dei certificati di agibilità dei locali, irregolarità urbanistiche ed edilizie, oltre all’assenza di apposita concessione del suolo demaniale
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Rigettato dalla prima sezione del Tar il ricorso della “Pintoger sas” di Luciano De Pinto avverso l’ordinanza del Comune di Vibo Valentia con la quale il 27 giugno 2019 è stata ordinata la chiusura del pubblico esercizio (Wine bar) denominato “L’Ormeggio”, sito a Vibo Marina. In una prima fase il Tar – alla luce di un sommario esame del ricorso, proprio della fase cautelare – aveva sospeso l’ordinanza di chiusura. Entrando però ora nel merito del ricorso, i giudici amministrativi hanno invece dato ragione al Comune di Vibo Valentia, difeso in giudizio dall’avvocato Maristella Paolì. Per il Tar deve “rammentarsi che la regolarità sotto il profilo edilizio dell’edificio rappresenta un requisito necessario ai fini del rilascio dell’agibilità, sicché nei casi di accertata assenza dei titoli edilizi richiesti dalla legge in relazione al tipo di opere in discussione, l’Amministrazione deve negare l’agibilità”. Nel caso di specie la Pintoger s.a.s., quale subentrata titolare della licenza commerciale, ha presentato scia in sanatoria per “opere di diversa distribuzione dei relativi locali e per l’ottenimento dell’agibilità di un bene edificato da precedente proprietario in virtù di titoli edilizi (licenza del 1974) e di concessione del suolo demaniale ove il manufatto era eretto. [Continua dopo la pubblicità]

Il legale rappresentante della s.a.s. ha, tuttavia, presentato la scia senza legittimazione – rimarca il Tar in sentenza – ed in situazione urbanistico-edilizia divenuta irregolare in quanto privo di apposita concessione del suolo demaniale (o di voltura di quella concessa a favore di De Pinto Anna nel 1973 e rinnovata per 3 anni), tanto da essere destinatario di richiesta di indennità per abusiva occupazione e tanto da non dar seguito all’apposita richiesta istruttoria del Tar”. I giudici amministrativi danno anche atto che il Comune di Vibo ha dimostrato che “il bene non ricade nella zona sdemanializzata oggetto di compravendita tra Agenzia del Demanio e Comune, come sostenuto dalla ricorrente, ma ricade in parte limitrofa così rimasta in capo al Demanio”. Il provvedimento di annullamento della Scia, da cui deriva per necessaria conseguenzialità quello di chiusura del bar, risulta, poi, secondo il Tar “sufficientemente motivato riportando, oltre che la ragione di fatto e di diritto a supporto dell’annullamento della Scia, la considerazione del pubblico interesse al ripristino della legalità edilizia”. I precedenti provvedimenti favorevoli al ricorrente ed ai precedenti gestori dell’attività di bar, in quanto fondati, “su titolo non più legittimo non giustificano, infine, la tutela di alcun affidamento” e da qui il rigetto del ricorso.

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