Una nuova verità sulla tragedia della Moby Prince nella quale morirono anche 6 cittadini vibonesi (VIDEO)

A 27 anni di distanza la Commissione d’inchiesta parlamentare giunge a conclusioni che sembrano contraddire le sentenze senza colpevoli. Le 140 persone a bordo si potevano salvare? 

A 27 anni di distanza la Commissione d’inchiesta parlamentare giunge a conclusioni che sembrano contraddire le sentenze senza colpevoli. Le 140 persone a bordo si potevano salvare? 

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A distanza di 27 anni, la tragedia della Moby Prince, nella quale morirono 140 persone, graffia ancora la coscienza del Paese. Tra le vittime c’erano anche 6 cittadini della provincia vibonese, 4 originari di Pizzo – Rocco Averta, Antonio Avolio, Francesco Antonio Esposito e Giulio Timpanoe 2 di Parghelia, Francesco Tumeo e Francesco Mazzitelli, che erano a bordo del traghetto diretto ad Olbia che si scontrò con la petroliera Agip Abruzzo al largo del porto di Livorno.

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A riaprire questa ferita che non si è mai rimarginata contribuiscono oggi le parole di un livornese, Guido Frilli, testimone oculare dello schianto e del pauroso incendio che ne seguì. Dalla finestra della sua casa, infatti, aveva una visuale perfetta di quello che stava accadendo, ma per decenni la sua testimonianza è stata sottovalutata o, come sospettato da molti, volutamente ignorata. Secondo Frilli, che è stato ascoltato recentemente dalla Commissione parlamentare d’inchiesta che ancora cerca di fare piena luce su quanto accadde quella notte, in rada «non c’era nebbia»

«Lo ribadisco – ha affermato davanti ai deputati che lo ascoltavano – la visibilità era buona. Sono stato alla finestra fino all’una del mattino e vedevo con chiarezza ciò che stava accadendo». Un particolare tutt’altro che trascurabile, perché proprio sulla persistenza di una densa foschia si sono basate le giustificazioni di chi non ha soccorso tempestivamente chi era a bordo del traghetto. 

Eppure Frilli non si tenne per sé ciò che aveva visto, ma sin dall’inizio cercò di dare un contributo all’indagine, ma la sua testimonianza non fu mai raccolta. 

Oggi, grazie al lavoro della Commissione d’inchiesta che è durato 25 mesi, emerge che le indagini sono state superficiali e si prospetta una riapertura del fascicolo giudiziario. Due, in particolare, i fatti che potrebbero essere reinterpretati: la disattenzione dell’equipaggio della Moby Prince che sarebbe stata causata proprio dalla nebbia che invece pare non ci fosse; e la durata dell’incendio, che secondo quanto appurato dalla Commissione in seguito all’audizione di circa 72 testimoni, avrebbe consumato la nave per ore e non in soli 20 minuti, come hanno concluso invece le due sentenze che nel corso degli anni hanno chiuso il caso senza colpevoli.

Due anni fa, per celebrare il 25° anniversario della tragedia, il Comune di Pizzo ha posato nella piazzetta del Carmine una composizione commemorativa realizzata dallo scultore Antonio La Gamba. Sulla targa è rappresentata la Moby Prince tra le onde e quattro gabbiani in volo a simboleggiare i pizzitani che persero la vita in quello spaventoso incidente.