‘Ndrangheta: clan Soriano di Filandari, chieste cinque condanne in Appello

Stralciata la posizione di Leone Soriano. Atti al primo presidente della Corte per decidere sulla richiesta di astensione della Procura generale

Stralciata la posizione di Leone Soriano. Atti al primo presidente della Corte per decidere sulla richiesta di astensione della Procura generale

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Cinque richieste di condanna ed una posizione stralciata. Infine richiesta alla Corte di astenersi dal giudizio. Questo l’esito dell’udienza odierna del processo d’appello a Catanzaro nato dall’operazione antimafia denominata “Ragno” contro il clan Soriano di Filandari, scattata nel novembre 2011 ad opera dei carabinieri della Stazione di Vibo guidati dal comandante Nazzareno Lopreiato, coordinati dall’allora pm della Dda di Catanzaro, Giampaolo Boninsegna. Le richieste di condanna del sostituto procuratore generale, Raffaella Sforza, interessano: Gaetano Soriano ed il figlio Carmelo Soriano per i quali sono stati chiesti 9 anni di reclusione a testa per il reato di associazione mafiosa. Chiesta invece l’assoluzione per i reati-fine. Nel precedente giudizio d’appello (poi annullato con rinvio dalla Cassazione) Gaetano Soriano è stato condannato a 15 anni e 9 mesi, mentre Carmelo Soriano era stato condannato a 10 anni e 6 mesi; conferma della condanna a 3 anni, 4 mesi ed 800 euro di multa è stata chiesta per Graziella Silipigni (assolta in primo grado); 2 anni e 6 mesi è invece la richiesta di condanna per Francesco Parrotta per l’estorsione ai danni della ditta Romano, con esclusione però delle aggravanti delle modalità mafiose (9 anni e 6 mesi nel precedente giudizio d’appello, assoluzione in primo grado); 10 anni e mesi 8 di reclusione la richiesta per Giuseppe Soriano, figlio di Graziella Silipigni e della scomparso (per “lupara bianca”) Roberto Soriano, quest’ultimo fratello di Gaetano e Leone. Stralciata, invece, in seguito alla presentazione di una certificazione medica, la posizione di Leone Soriano (difeso dagli avvocati Diego Brancia e Salvatore Staiano) che verrà discussa il 7 febbraio prossimo. Dopo le discussioni degli avvocati Giovanni Vecchio, Giuseppe Lopresti e Marzia Tassone, l’avvocato Daniela Garisto ha quindi oggi depositato alla Corte d’Appello di Catanzaro una sentenza emessa dagli stessi giudici nell’ambito di una misura di prevenzione nei confronti di Giuseppe Soriano. In quella sede i giudici si sono pronunciati per l’esclusione delle modalità mafiose nella commissione dei reati. Una sorte di anticipazione del giudizio che ha indotto lo stesso sostituto procuratore generale, Raffaella Sforza, a chiedere alla Corte di astenersi dal giudizio.

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Atti quindi al primo presidente della Corte d’Appello di Catanzaro che dovrà decidere se i giudici potranno continuare il processo a carico dei Soriano. L’udienza è stata pertanto rinviata al 7 febbraio prossimo. In tale data si conosceranno le determinazioni in ordine alla richiesta di astensione o alla prosecuzione del giudizio. In caso di mancato accoglimento dell’astensione, dopo la requisitoria nei confronti del solo Leone Soriano, ritenuto a capo del clan e che nel procedente giudizio è stato condannato a 15 anni e 6 mesi, e quindi le discussioni dei suoi avvocati, la Corte si ritirerà in camera di consiglio per la sentenza.  

L’inchiesta “Ragno” ha permesso di ricostruire gli affari e gli assetti della “famiglia” Soriano di Pizzinni di Filandari. Il 28 maggio 2014 si era però registrata una raffica di assoluzioni per tutti gli imputati ad opera del Tribunale di Vibo Valentia, presieduto all’epoca dal giudice Fabio Regolo, ora pm alla Procura di Catania. La Corte d’Appello il 28 maggio 2015 aveva totalmente ribaltato il verdetto di primo grado decidendo per dure condanne. Il 20 aprile 2016, infine, la Cassazione ha annullato con rinvio le condanne ordinando un nuovo processo d’appello per tutti gli imputati.

In foto dall’alto in basso: Gaetano Soriano, Giuseppe Soriano, Francesco Parrotta e Graziella Silipigni

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