Omicidio Cricrì: l’imputato D’Elia lascia i domiciliari

Obbligo di firma per il 64enne accusato dell’occultamento del cadavere dell’ex candidato a sindaco di Dinami

Obbligo di firma per il 64enne accusato dell’occultamento del cadavere dell’ex candidato a sindaco di Dinami

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Lascia gli arresti domiciliari per l’obbligo di firma Fiore D’Elia, 64 anni, di Gerocarne, sotto processo dinanzi alla Corte d’Assise di Catanzaro per l’occultamento del cadavere di Giuseppe Cricrì, ex candidato a sindaco del Comune di Dinami nelle amministrative del maggio 2013 ritrovato carbonizzato nella sua auto il 22 ottobre 2013. Fiore D’Elia dovrà presentarsi pertanto tre volta a settimana per la firma alla stazione dei carabinieri di Soriano Calabro. L’imputato si trova sotto processo unitamente a Liberta Gallace, 52 anni, la donna che, secondo l’accusa, avrebbe deciso l’omicidio di Cricrì. Giuseppe Damiano Cricrì (in foto), 48enne di Melicuccà di Dinami, è stato ucciso e bruciato all’interno della sua auto nelle campagne di Acquaro. La vittima avrebbe avuto una relazione sentimentale con Liberata Gallace, a sua volta separata ma che continuava a vivere col suo ex marito nella stessa casa insieme ai loro tre figli. La donna non avrebbe accettato la fine della relazione con Cricrì per via di una donna romena. Secondo la tesi accusatoria, la vittima nel corso dell’incontro con Liberata Gallace, era stata colpita al volto con un oggetto contundente (come acclarato dagli accertamenti medico-legali) così violentemente e ripetutamente da causargli la morte. Successivamente, la donna con l’ausilio di suo figlio, Alfonsino Ciancio, nonché dell’amante, Fiore D’Elia, è accusata di aver collocato il cadavere di Cricrì all’interno dell’autovettura della stessa vittima, sui sedili posteriori, trasportandolo in una stradina di campagna che si dirama dalla S.P.4 (Acquaro – Dinami) a Limpidi di Acquaro, località Petrignano, del tutto priva di illuminazione e dove, con della benzina procurata in precedenza, è stato dato fuoco al cadavere e al veicolo che l’indomani sono stati rinvenuti carbonizzati.Il processo riprenderà il 6 aprile. Alfonsino Ciancio, 28 anni, al termine del processo con rito abbreviato celebrato a Vibo, è stato condannato a 30 di reclusione.      LEGGI ANCHE:  Omicidio Cricri nel Vibonese: imputato condannato a 30 anni

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