Acquistavano case e beni con il denaro del patronato, sequestri per 3 milioni a Vibo (NOMI)

I due indagati, marito e moglie, dovranno rispondere del reato di appropriazione indebita aggravata, ma anche quello di autoriciclaggio. Avrebbero distratto i fondi per acquistare appartamenti, case al mare, auto e titoli finanziari

I due indagati, marito e moglie, dovranno rispondere del reato di appropriazione indebita aggravata, ma anche quello di autoriciclaggio. Avrebbero distratto i fondi per acquistare appartamenti, case al mare, auto e titoli finanziari

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Guardia di finanza
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I finanzieri del Comando Provinciale di Vibo Valentia hanno dato esecuzione ad una misura cautelare patrimoniale emessa dal Gip del locale Tribunale, che, su richiesta della Procura della Repubblica, ha disposto il sequestro di appartamenti, case al mare, autovetture, conti correnti bancari e postali, depositi a risparmio, polizze assicurative, fondi pensione e conti deposito titoli per un valore complessivo di oltre 3 milioni di euro, nei confronti di due persone responsabili di un’associazione sindacale operante nella provincia vibonese. Si tratta di Eugenio Lo Faro, originario di Soriano Calabro, e della moglie Maria Camillò, dirigenti del patronato Labor entrambi residenti a Pizzoni. Le sedi direttamente gestite dai Lo Faro sono situate a Vibo, Soriano e Pizzoni.  

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L’inchiesta è stata approfondita e sviluppata rilevando che il denaro riscosso negli anni dall’associazione, invece di essere impiegato per il perseguimento delle finalità statutarie di quest’ultima, attraverso una serie di operazioni bancarie (prelievi, bonifici, cambio assegni) è stato distratto e depositato su conti correnti bancari riconducibili agli indagati ed utilizzato per fini squisitamente personali. Secondo le contestazioni mosse dalla Procura, i soldi distratti servivano per l’acquisto di appartamenti in città d’arte, case in rinomate località balneari, o venivano spesi presso esercizi commerciali che trattano elettrodomestici, articoli di ottica, calzature ed altro. 

All’esito delle investigazioni, coordinate dal sostituto procuratore della Repubblica, Benedetta Callea, il giudice del Tribunale di Vibo Valentia, ha ritenuto la sussistenza in capo agli indagati, non solo del reato di appropriazione indebita aggravata, ma anche quello (di recente introduzione) di autoriciclaggio, avendo gli indagati reimpiegato le somme di denaro sottratte in attività economiche, finanziarie o speculative in modo da ostacolare concretamente l’identificazione della loro provenienza delittuosa.

Nel provvedimento di sequestro il Giudice ha altresì valorizzato le risultanze investigative nella parte in cui le stesse hanno evidenziato la notevole capacità di spesa ed il tenore di vita degli indagati, di fatto sproporzionati rispetto airedditi conseguiti, ritenendo applicabile anche la norma finalizzata al sequestro preventivo di denaro e di beni di cui l’indagato non può giustificare la provenienza e di cui risulta essere titolare in misura sproporzionata al proprio reddito dichiarato ai fini delle imposte, o alla propria attività economica.