‘Ndrangheta: operazione “Ragno”, respinto il ricorso di Leone Soriano

Definitiva nei suoi confronti la condanna per i reati di danneggiamento ed incendio. Sotto processo in appello per l’associazione mafiosa

Definitiva nei suoi confronti la condanna per i reati di danneggiamento ed incendio. Sotto processo in appello per l’associazione mafiosa

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E’ stato dichiarato inammissibile dalla settima sezione penale della Cassazione il ricorso di Leone Soriano, 52 anni, di Pizzinni di Filandari, ritenuto a capo dell’omonimo clan. La Suprema Corte il 20 aprile del 2016, parzialmente annullando la sentenza pronunciata dalla Corte di appello di Catanzaro in data 28 maggio 2015, ha reso definitiva la condanna nei confronti di Leone Soriano in relazione ai reati di danneggiamento e incendio, rinviando ad altra sezione della Corte territoriale per nuovo giudizio sulle restanti imputazioni (in appello – ribaltata la sentenza del Tribunale di Vibo presieduto dal giudice Fabio Regolo – era stato condannato a complessivi 15 anni e 6 mesi di reclusione). 

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Avverso la pronuncia della Cassazione aveva proposto ricorso l’imputato Leone Soriano personalmente, lamentando vizi processuali e sostanziali. Il ricorso è stato tuttavia ritenuto inammissibile dalla Cassazione perché rivolto avverso pronuncia non impugnabile. 

Leone SorianoIl ricorso potrà eventualmente essere esperito avverso la nuova sentenza della Corte d’appello di Catanzaro al termine del processo di secondo grado nato dall’operazione antimafia denominata “Ragno”. 

Peraltro, secondo i giudici della Suprema Corte, il ricorso manoscritto risulta “comunque inammissibile per difetto di specificità, contenendo una caotica esposizione delle doglianze, dal tenore confuso, che rende particolarmente disagevole la lettura ed esula dal percorso di una ragionata censura della motivazione del provvedimento impugnato”.

Leone Soriano, stante l’inammissibilità del ricorso, è stato condannato anche a pagare tremila euro in favore della cassa delle ammende. La sua posizione verrà discussa mercoledì con la requisitoria in appello da parte della Procura generale.

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