Giustizia e “veleni” a Vibo: terminata anche l’ispezione del Ministero

Si resta in attesa delle decisioni della prima commissione del Consiglio Superiore della Magistratura sulle incompatibilità ambientali dei giudici. Sezione Lavoro al collasso

Si resta in attesa delle decisioni della prima commissione del Consiglio Superiore della Magistratura sulle incompatibilità ambientali dei giudici. Sezione Lavoro al collasso

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Sono andati via dal Tribunale di Vibo Valentia anche gli ispettori inviati dal Ministero di Grazia e Giustizia. Terminati i lavori di ispezione programmati da tempo, e che rientrano in quei controlli periodici sull’intera attività amministrativa e di organizzazione degli uffici giudiziari, restano al momento tutte le criticità di un palazzo di giustizia alle prese con una carenza cronica di magistrati.

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L’attività ispettiva – da non confondere con le audizioni dei commissari della prima commissione del Csm – voluta dal Ministero ha permesso agli ispettori di toccare con mano alcune criticità presenti da tempo nel Tribunale di Vibo, ma anche di mettere in evidenza la gran mole di lavoro svolta da diversi magistrati e da diversi uffici. Restano da definire in maniera più organica alcuni progetti e da sviluppare alcune linee-guida tracciate dal Ministero nell’ottica di un’ottimizzazione  della domanda di giustizia.

Sezione Lavoro al collasso. La situazione più grave resta nella sezione Lavoro con una scopertura di organico del 100%. Uno dei magistrati più esperti nel palazzo di giustizia vibonese è infatti assente da tempo per problemi di salute e il giudice chiamata alla sua sostituzione andrà presto in maternità. Una situazione, quella della sezione Lavoro del Tribunale di Vibo, che ha pochi eguali in Italia. Basta pensare che le cause sono state in queste settimane rinviate “a data da destinarsi”, in attesa che venga individuato ed assegnato un nuovo giudice per la loro trattazione. Situazione al limite dell’assurdo se solo si pensa che i rinvii di queste settimane provengono a loro volta da altri rinvii decisi lo scorso anno (udite, udite…) per il mancato funzionamento dell’impianto di riscaldamento all’interno del nuovo Tribunale di via Lacquari. 

Nonostante si tratti in molti casi di cause di lavoro con la legge Fornero (e che dovrebbero quindi avere la precedenza assoluta su tutte le altre ed essere trattate in tempi brevi perché in ballo vi è la vita ed il futuro dei lavoratori alle prese con licenziamenti), al Tribunale di Vibo Valentia la domanda di giustizia tarda ad arrivare e si assiste a rinvii su rinvii, di anno in anno. Una situazione paradossale a cui dovranno mettere mano al più presto il Ministero della Giustizia ed il Consiglio Superiore della Magistratura inviando urgenti rinforzi. Perché avere un palazzo di giustizia con una sezione Lavoro al collasso è inaccettabile per qualunque Tribunale.

Le audizioni della prima commissione del Csm. Profili diversi e casi differenti, invece, quelli trattati giovedì e venerdì dai commissari della prima commissione del Consiglio Superiore della Magistratura, guidati dal presidente Antonio Leone e dal vicepresidente Massimo Forciniti. Al centro delle audizioni l’ipotesi di incompatibilità ambientale di alcuni giudici in servizio al Tribunale di Vibo Valentia. In primis, quella che interessa la presidente della sezione penale, Lucia Monaco, dopo il coinvolgimento del figlio in un’operazione antidroga con conseguente richiesta di rimessione del procedimento – avanzata dall’avvocato del giovane dinanzi al gup – ad una sede diversa da quella di Vibo Valentia. Su tale richiesta deciderà la Corte di Cassazione, ma i commissari del Csm sono impegnati in queste ore a fare il punto della situazione e stabilire se un tale stato di fatto comporta per il magistrato un trasferimento o meno ad altra sede per incompatibilità ambientale. Venerdì dai commissari del Consiglio Superiore della Magistratura è stato sentito anche il procuratore di Vibo Valentia, Bruno Giordano, unitamente ai sostituti procuratori della Repubblica. Un’audizione sulla quale vige il più stretto riserbo. Giovedì, invece, è stata la volta di tutti i giudici in servizio a Vibo, quindi di un responsabile dell’ufficio di cancelleria ed infine del presidente dell’Ordine degli avvocati di Vibo Valentia, Giuseppe Altieri.

Nessun esame di sentenze. Naturalmente – contrariamente a quanto sostenuto da qualcunonon vi sarà da parte dei componenti della prima commissione del Csm alcuna rilettura di sentenze di procedimenti penali celebrati in Tribunale a Vibo Valentia per la semplice ragione che ciò non rientra (come ben spiegato anche dal vicepresidente della commissione Massimo Forciniti) nei poteri dei commissari. Del resto, anche la sentenza “Black money” contro il clan Mancuso (solo per qualcuno “clamorosa”) emessa dal Tribunale di Vibo è perfettamente in linea con il verdetto della Corte d’Appello di Catanzaro nel troncone celebrato con il rito abbreviato. Un verdetto che ha messo a nudo “il vuoto probatorio” (per come hanno scritto i giudici in sentenza) e tutte le lacune di un impianto accusatorio che non ha retto al vaglio dei giudici terzi, con le assoluzioni che in molti casi non sono state neanche appellate dallo stesso ufficio di Procura in Cassazione, divenendo così definitive. 

Il clima – e non si scopre di certo l’acqua calda nell’affermare ciò – dopo le audizioni della prima commissione del Csm resta in ogni caso teso. Rimane l’attesa per le decisioni che la prima commissione del Csm andrà a prendere e che potrebbero riservare non poche sorprese. Nessuna certezza sui tempi, anche se un precedente preciso con cui azzardare un paragone esiste. Nel gennaio del 2008 il trasferimento per incompatibilità ambientale da Catanzaro dell’allora pm Luigi De Magistris venne deciso nel giro di un mese dall’audizione del magistrato da parte del Csm. Caso diverso, certamente, ma indicativo dei tempi di decisione del Consiglio Superiore della Magistratura. Non resta, dunque, che attendere.

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