Minacce di morte a carabiniere di Nicotera: un proscioglimento

La lettera è risultata spedita prima del colloquio carcerario durante il quale, secondo l’accusa, era stato impartito l’ordine di inviare la missiva
La lettera è risultata spedita prima del colloquio carcerario durante il quale, secondo l’accusa, era stato impartito l’ordine di inviare la missiva
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Ottiene il proscioglimento dal gup per non aver commesso il fatto, Davide Piccolo, 26 anni, di Nicotera, accusato del reato di minaccia aggravata dalle modalità mafiose. Unitamente al padre Roberto Piccolo, 58 anni,era accusato di aver minacciato di un danno ingiusto un ufficiale dell’Arma all’epoca comandante della Stazione dei carabinieri di Nicotera. In particolare, Roberto Piccolo durante un periodo di reclusione nel carcere di Cosenza, nel corso di colloqui visivi intrattenuti con il figlio Davide, avrebbe impartito a quest’ultimo le direttive per la predisposizione di una lettera minatoria da inviare all’ufficiale dell’Arma. [Continua in basso]

Roberto Piccolo

La missiva era quindi poi arrivata al carabiniere il 19 maggio 2012 con l’effige del giudice Antonino Scopelliti (ucciso dalla mafia nel 1991) e recante la seguente grave minaccia: “Cornutu, u sai ca puzzi i mortu? Ti fazzu fari a stessa fini di stu bastardu, contaci…”. L’avvocato Giuseppe Di Renzo è però riuscito a dimostrare al giudice che la lettera in questione è transitata dalle Poste in epoca antecedente al colloquio carcerario del 18 maggio 2012 e precisamente il 15 maggio 2012. Da qui l’impossibilità che Roberto Piccolo abbia potuto dare istruzioni al figlio su una lettera da spedire che risultava invece già inviata. Argomentazioni che hanno convinto il gup distrettuale, Pietro Carè, nel giugno del 2019 a prosciogliere Roberto Piccolo (ritenuto vicino al clan Mancuso) che si trova attualmente detenuto per scontare una condanna definitiva per armi. Oggi, quindi, il proscioglimento anche per Davide Piccolo, in accoglimento delle richieste dell’avvocato Giuseppe Di Renzo, giudicato dal Tribunale per i minorenni di Catanzaro, in quanto non aveva ancora compiuto 18 anni all’epoca dei fatti contestati.

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