Inchiesta “Purgatorio”: assolto a Salerno ex pm della Procura di Catanzaro

Non punibile per i giudici d’appello la rivelazione di segreti d’ufficio contestata al vibonese Paolo Petrolo

Non punibile per i giudici d’appello la rivelazione di segreti d’ufficio contestata al vibonese Paolo Petrolo

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La Corte d’Appello di Salerno – competente a giudicare i magistrati del distretto di Corte d’Appello catanzarese – ha cancellato la sentenza di condanna a 4 mesi emessa in primo grado dal Tribunale per l’allora pm della Procura di Catanzaro, Paolo Petrolo, 42 anni, di Stefanaconi. 

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Il sostituto procuratore – che nei prossimi giorni prenderà servizio a Reggio Calabria – era stato condannato per il reato di rivelazione di segreti d’ufficio. La riforma della sentenza di primo grado e l’assoluzione – ai sensi dell’articolo 131 del codice di procedura penale che esclude la punibilità per la particolare tenuità del fatto contestato – è arrivata nelle scorse settimane, ma la si è appresa solo ieri nel corso delle discussioni dei difensori dell’avvocato Antonio Galati che si trova imputato nel processo “Purgatorio” in corso dinanzi al Tribunale collegiale di Vibo Valentia. 

Nel corso di una conversazione intercettata dal Ros di Catanzaro, avvenuta alle 3.50 della notte del 21 agosto 2011 nell’auto dell’avvocato vibonese Antonio Galati, l’allora pm della Procura di Catanzaro, Paolo Petrolo, avrebbe informato l’ex vice capo della Squadra Mobile di Vibo, Emanuele Rodonò, e l’avvocato Galati, di imminenti arresti nel Vibonese, avvenuti però quasi tre mesi dopo (3 novembre 2011), da parte della Dda di Roma nell’ambito dell’operazione “Meta 2010” diretta a colpire il narcotraffico gestito dal broker della cocaina Vincenzo Barbieri, ucciso nel marzo 2011.

In sede cautelare, il gip di Salerno Dolores Zarone, nel rigettare nel novembre 2012 la richiesta della misura cautelare interdittiva dalla magistratura nei confronti del pm Paolo Petrolo – avanzata dal procuratore della Dda di Salerno Franco Roberti (attuale capo della Dna) e dal sostituto procuratore antimafia Rocco Alfano – aveva sottolineato che “la rivelazione del segreto è stata effettuata dal Petrolo in modo del tutto spontaneo dimenticandosi di discernere e selezionare le notizie già di comune dominio da quelle ancora coperte da segreto, confidando che Galati nessun rapporto aveva con gli indagati” e nessuna divulgazione da parte dell’avvocato Galati di tali notizie di imminenti arresti è poi infatti mai avvenuta. 

Anche la Corte d’Appello di Salerno, nell’assolvere il vibonese Paolo Petrolo, ha ritenuto quindi l’assenza di elementi da cui poter fondatamente ritenere che Petrolo fosse incline a rivelare notizie ancora coperte da segreto. 

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