Celebrata a San Costantino Calabro la “Giornata del malato”

Toccante cerimonia nella chiesa madre del piccolo centro vibonese officiata da don Francesco Sicari alla presenza di un gran numero di fedeli

Toccante cerimonia nella chiesa madre del piccolo centro vibonese officiata da don Francesco Sicari alla presenza di un gran numero di fedeli

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La messa celebrata a San Costantino
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Toccante cerimonia questa mattina a San Costantino Calabro, nell’ambito della XXVIGiornata del malato” istituita da San Giovanni Paolo II. Nella chiesa madre del ridente comune vibonese, un’apposita celebrazione eucaristica è stata presieduta dal parroco don Francesco Sicari, alla presenza di un gran numero di fedeli. 

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Tra i promotori dell’iniziativa, l’associazione “Disabili senza barriere” guidata da Rocco Deluca. Durante la santa messa, a cui hanno partecipato anche rappresentanti della sezione provinciale dell’Unione italiana ciechi e ipovedenti e una delegazione dell’Ente nazionale sordi, è stata impartita l’unzione degli infermi a diversi ammalati presenti, i quali hanno anche curato il momento dell’offertorio con alcuni doni consegnati al celebrante.  

Nella sua omelia, don Sicari ha focalizzato l’attenzione sul mistero della croce e sull’esigenza di assistere le persone in stato di bisogno e di disabilità, rifacendosi, tra l’altro, al messaggio inviato per l’occasione da Papa Francesco. Nella lettera, prendendo spunto dalle parole: “Ecco tuo figlio… Ecco tua Madre”, che Gesù, innalzato sulla croce, rivolge a sua madre e a Giovanni, Papa Bergoglio in questo 2018 pone l’accento sul tema dell’accoglienza e della donazione di sé a cui la Chiesa deve sempre propendere nei confronti dei più deboli. 

Una vocazione materna verso le persone bisognose e i malati, concretizzatasi nella sua storia bimillenaria in una ricchissima serie di iniziative a loro favore, «che continua ancora oggi cercando di curare anche quando non è in grado di guarire». Come una sorta di «ospedale da campo accogliente» per tutti quanti sono feriti dalla vita, «dove la persona malata viene rispettata nella sua dignità e mantenuta sempre al centro del processo di cura».