Rubano in un negozio e poi pestano i proprietari cinesi: in 5 a giudizio a Vibo

Gli imputati, tutti di Vibo Marina, accusati a vario titolo di furto aggravato, lesioni, minacce, percosse e danneggiamento

Gli imputati, tutti di Vibo Marina, accusati a vario titolo di furto aggravato, lesioni, minacce, percosse e danneggiamento

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Furto aggravato, percosse, lesioni personali, minaccia e danneggiamento. Questi i reati a vario titolo contestati a cinque imputati, tutti di Vibo Marina, per i quali il pm Benedetta Callea ha disposto la citazione diretta a giudizio.

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In particolare, Antonietta Russo, 51 anni, Davide Greci, 30 anni, Melania Grenci, 21 anni, Graziella Grenci, 43 anni, e Elena Loddo, 20 anni, sono accusati di furto aggravato poiché dopo essersi introdotti all’interno del negozio cinese denominato “Weijieli”, ubicato in via Senatore Parodi a Vibo Marina, si sarebbero appropriati di un imprecisato numero di capi di abbigliamento per un valore di 200 euro. Davide Grenci avrebbe nascosto la merce rubata sotto un giubbetto che indossava, mentre le donne avrebbero celato i capi di abbigliamento all’interno delle proprie borse. Il furto porta la data del 9 marzo 2016.

Il solo Davide Grenci è poi accusato dei reati di percosse, lesioni personali, minaccia in quanto avrebbe aggredito i due cinesi titolari del negozio che avevano richiesto il pagamento della merce oggetto di furto. Contro i due cinesi, Davide Grenci è accusato di aver sferrato dei pugni, afferrando poi uno dei titolari del negozio per i capelli, strattonandolo sino a farlo cadere a terra per buttarlo infine fuori dal proprio negozio. Il ferito riportava così una contusione alle dita di una mano ed un trauma al dito di altra mano. Prima di andare via, Davide Grenci avrebbe anche minacciato i due cinesi di morte con le seguenti espressioni: “Vi meno, vi sparo a tutti e due, andate a fanculo”.

Sempre a Davide Grenci viene infine contestato il reato di danneggiamento poiché nel corso dell’aggressione nei confronti dei due cinesi avrebbe provocato la rottura del dispositivo antitaccheggio del negozio rendendolo inservibile. 

Le indagini sono state condotte dalla polizia. A conclusione delle stesse il sostituto procuratore, Benedetta Callea, ha disposto la citazione diretta a giudizio per i cinque vibonesi.